Per i Pezzulli di Luciana Pennino: Vacanze speciali

Nel paesino inesistente di Serpice, perla dell’immaginaria Costiera Felentina, vivono solo duecento abitanti fantasma, durante l’inverno, a cui si aggiungono, durante la stagione estiva, poco più di altrettanti villeggianti mai nati.

Come in ogni piccolo centro che si rispetti, c’è un’accogliente piazza, di fantasia, cuore delle principali attività quotidiane. È di forma quadrata, a dispetto delle tradizionali piazze circolari.

Su di un lato, si può trovare una chiesetta mai eretta e oramai un po’ diroccata, ma estremamente suggestiva; su un altro lato, un ristorantino a conduzione familiare mai fondato, con annesso bar, dove, tra le altre cose, si vendono quotidiani e riviste mai stampati, intoccabili pacchetti di sigarette e, in un angolo, cartoncini di gratta e vinci con i quali non si vince mai nemmeno un euro.

Sul terzo lato, invece, c’è l’ufficio postale mai costruito, dove lavorano solo tre dipendenti mai assunti: due impiegati allo sportello e il direttore, che ovviamente non ha nulla da dirigere.

Sull’ultimo lato, infine, sono disposte tre chimeriche aiuole di alberi e fiori, vicino a cui sono stati posizionati fantomatici sedili e tavolini di marmo dove normalmente si riuniscono irreali vecchietti a giocare a carte, con la vera grande fortuna che nessuno vince e nessuno perde.

Percorrendo il corso principale, che non ha nome e non ha nemmeno il fondo stradale, si arriva al fantastico porto dove attraccano onirici pescherecci e barchette di pescatori, che, come si può ben immaginare, pescano solo pesce mai visto.

Sono anni che trascorro il mese di agosto a Serpice e ho trovato la pace per le mie vacanze. Benché lì sia praticamente di casa, ancora mi capita di perdermi per strada quando mi ci reco, ma per fortuna mi aiutano dei magnifici cartelli mai piantati che alla fine mi portano dritta dritta a destinazione.

Nemmeno un anno ho visto folla, anzi, per la verità, non ho mai incontrato anima viva. Se è per questo, per amore della precisione, non ho mai trovato nemmeno il paese… eppure ci sto benissimo, e riesco a rigenerarmi da tutte le fatiche e gli stress dell’anno lavorativo. Oramai non mi sforzo nemmeno più nel cercare alternative, talmente che una vacanza a Serpice è fatta a mia immagine.

La gente lì non spettegola e al di fuori nessuno parla male di Serpice; non ci sono schiamazzi, né notturni né diurni; si ammirano solo paesaggi incredibili, tanto da non poterli neppure fotografare.

Stare in quel luogo stimola la mia immaginazione e mi infonde un senso di profonda libertà. Quando sono a Serpice il mondo non esiste, se non in uno sfumato ricordo che non provoca rimpianti.

L’unica cosa che mi rammarica è che non possa mai portare un souvenir, e così nessuno crede al fatto che io vada a Serpice in vacanza…

Luciana Pennino

“Ho smania del paese inesistente, perché desiderare l’esistente mi ha stancata.” (Edith Irene Södergran)

In copertina: opera di Giuseppe Sticchi