È morto questa notte, a 89 anni, nella sua casa romana, lo scrittore napoletano  Ermanno Rea, tra le voci più incisive del panorama letterario italiano, giornalista per numerosi quotidiani e settimanali.  Il primo annuncio in un twett di David Sassoli. Lo scrittore giornalista lascia un solco profondo, una traccia indelebile nella memoria della nostra città, nonostante la sua separazione da Napoli.

“Ho sempre voglia di tornare”, aveva dichiarato in un’intervista televisiva del 2009 alla testata regionale della Rai.

Bisogna odiare Napoli per poterla amare, guardarla con disincanto per scriverne, andarsene per avere voglia di tornare.  Odio e amore non sono sentimenti antiteci, quando si racconta Napoli e forse le pagine migliori del grande scrittore sono proprio quelle più arrabbiate del romanzo “La dismissione”, in cui raccontava la vicenda dello smantellamento dell’Ilva di Bagnoli,  analizzandone  cause e  conseguenze con chiara preveggenza.  Uno sguardo acuto sulla città, una lucida coscienza critica, così lo ha ricordato  il sindaco De Magistris affermando di lui: ”Ha scritto di Napoli con gli occhi del fotografo e la sensibilità di un grande intellettuale, interrogandosi su ogni particolare di ciò che incontrava e guardava”.  Scrittore militante ha coniugato l’attività politica alla scrittura senza perdere la propria indipendenza, pur essendo una figura di riferimento per la Sinistra, ne ha saputo individuare i limiti scorgendone il declino e le interne contraddizioni. Premiato dalla critica e dai lettori: ha vinto il Viareggio nel ‘96 con il romanzo “Mistero Napoletano”, il Campiello nel ‘97 con “Fuochi fiammanti a un’hora di notte”, è stato finalista allo Strega nel 2008 con “Napoli Ferrovia”.

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