Con ‘XXVI Gemini’, il suo ultimo lavoro, il chitarrista napoletano esplora le origini e il futuro del jazz.

A cura di Giorgio Manusakis e Marco Gabess

Sebastiano Esposito è un nome che circolerà sempre più tra gli amanti della musica di qualità, sia per la tecnica che per le emozioni che riesce a trasmettere attraverso la sua arte. Il musicista, chitarrista, arrangiatore e produttore napoletano, pur essendo un ragazzo nato nel 1992, ha già lasciato in modo evidente la sua firma di qualità nel mondo della musica col suo primo album, “24”, uscito due anni fa. In quel cd, composto da 10 brani inediti e 2 cover, Sebastiano attraversa diversi generi musicali, li colora con le note della sua anima e con l’istinto genuino e spregiudicato che solo un ragazzo giovane può avere, impressionando gli ascoltatori non solo per la sua tecnica, ma anche per la forte espressività. Pur essendo così giovane, decise di registrare il disco in presa diretta, senza l’aiuto della tecnologia, per lasciare ancora più spazio all’impulsiva creatività, senza mai far venire meno la sua tecnica. Rock, jazz, blues e fusion si alternano e si mischiano creando atmosfere colme di quelle emozioni di cui l’arte dovrebbe sempre essere portatrice e di cui, invece, troppo spesso ci si dimentica ascoltando la musica che ogni giorno ci viene proposta dai mass media. Insomma, il ragazzo è giovane, simpatico e ambizioso, ma è anche maledettamente bravo, ed il suo percorso accademico ci spiega il perché. Ha studiato al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli con il maestro Pietro Condorelli, un nome e una garanzia del panorama musicale italiano, e con i maestri Marco Sfogli e Ciro Manna, inoltre ha suonato con vari artisti come Ivan Granatino, Sabba e Francesco Cicchella, solo per citarne alcuni.

A distanza di due anni Sebastiano Esposito, col suo ultimo lavoro, si è cimentato in un’impresa apparentemente folle: sfidando tutte le leggi commerciali, ha prodotto un disco in vinile con due sole tracce che, tra passato e futuro, accompagnano l’ascoltatore in un viaggio emozionale sulle note della sua chitarra e della tromba di Fabrizio Bosso, un altro nome importante del pianeta jazz. L’impresa è diventata ancora più ardua quando, a Roma, il musicista napoletano è stato derubato degli strumenti e di tutto il materiale video realizzato durante la registrazione dei brani; un colpo da K.O. per un giovanissimo artista. Ma Sebastiano, consapevole che il suo progetto ha la forza della passione dentro, non si è perso d’animo. Ed è facile capire il perché di questa impresa solo apparentemente folle: i due brani che troviamo sul vinile “XXVI Gemini”, non sono semplicemente musica, ma espressione di come Sebastiano Esposito vede il mondo tra passato e futuro, e vuole trametterlo in modo forte. Ecco perché la scelta di registrare su vinile, un supporto per audiofili, per chi è abituato a percepire la musica sulla pelle e sentirla scorrere fin dentro l’anima, non semplicemente ascoltarla. Il primo brano, “1923”, è un tuffo nel passato, nel jazz che nasce a New Orleans, che viene suonato a Chicago da musicisti come Louis Armstrong o nel famoso ‘Cotton Club’ di Harlem da jazzisti del calibro di Duke Ellington, anche se il ritmo del brano ricorda più Benny Goodman. Ma non dovete pensare di ritrovarvi un’imitazione di quel jazz, bensì una versione attualizzata in cui Esposito personalizza quel jazz, lo rende suo, lo reinterpreta e ce lo propone come messaggio del suo ‘sentire’ quella musica, proiettando l’ascoltatore nel passato, ma lasciandolo consapevole di vivere nel presente.

Molto diverso il secondo brano, “2923”. Sono passati mille anni, il mondo è cambiato, le sue atmosfere passano repentinamente dal romantico/nostalgico all’angoscia/rassegnazione di un futuro incerto e forse cupo; l’artista napoletano ce le fa vivere tutte queste sensazioni, riuscendo a trasmetterle in modo forte con la sua musica. Il suo è un messaggio al mondo che arriva chiaro sulle note della sua chitarra, della tromba di Fabrizio Bosso, del basso di Giovanni Macchiaverna e della batteria di Elio Severino. La loro musica colpisce forte sia quando ti accarezza l’anima dolcemente, sia quando repentinamente te la ferisce quasi con violenza. E se ascoltate “2923” in cuffia e chiudete gli occhi, non meravigliatevi se vi sembrerà di essere stati proiettati nelle atmosfere di ‘Blade Runner’, in fondo questo brano poteva tranquillamente fare parte della stupenda colonna sonora del celebre film.

Del suo lavoro e della sua musica, parliamo con Sebastiano Esposito nell’intervista video che potete vedere in basso.