A poche ore dallo sciopero nazionale, Whirlpool e sindacati ribadiscono le proprie posizioni, unità d’intenti solo sulla richiesta di incontri col governo per spiegare le proprie ragioni

Secondo Adnkronos, la multinazionale avrebbe inviato oggi una lettera al ministro Stefano Patuanelli per spiegare i numeri della sua crisi produttiva e il legame con il sito partenopeo, lasciando aperta la soluzione finale. Rocco Palombella, Uilm, poche ore prima dello sciopero nazionale del 4 ottobre chiede un intervento del primo ministro. Tutto il sindacato giudica positivamente lo spostamento della trattativa a Palazzo Chigi, “perché c’è bisogno di un’azione di governo forte, unica, corale. La vendita del sito campano avrebbe una ricaduta pesantissima sul territorio tra lavoratori diretti, commercializzazione e indotto. Whirlpool non può produrre quando e dove vuole e andare e tornare a seconda della sua convenienza. C’è un’etica, si rispettino le regole italiane e non gettino sul lastrico migliaia di lavoratori“, incalza Palombella, la cui dichiarazione prima dello sciopero nazionale finisce con un riferimento all’inconsistenza del piano Prs. Questa dichiarazione ha portato la seguente risposta della corporation americana: “Whirlpool Emea ribadisce la solidità del progetto e conferma nuovamente la disponibilità ad avviare al più presto con Prs e a tutte le parti coinvolte, un esame congiunto del piano“. Accusando i sindacati di aver evitato finora un incontro per esaminare il piano di Prs.

Nel “presidio della legalità” di Ponticelli, in quello che un tempo era il più grande bacino industriale del Mezzogiorno e oggi ne è la più grande area industriale dismessa, ci si è preparati alla manifestazione nazionale del 4 ottobre con assemblee. Nella prima, erano emerse le somiglianze tra i vissuti in varie aziende che hanno vertenze anche decennali ancora aperte. Nel sito di via Argine, i dipendenti di Auchan, American Laundry, Fca, Almaviva, avevano preso la parola, esprimendo un comune sentire fatto di disillusione per i ripensamenti delle multinazionali di appartenenza e di vuoti politici e normativi nel proprio Paese. Fino ad arrivare alla sensazione di essere merce di scambio nella partita che qualcuno, sia l’azienda o la regione, gioca col governo. Tutti sentono di essere forza lavoro di un sistema che non valorizza il capitale umano in nome del profitto, nel cui interesse si riduce la qualità del prodotto e la sicurezza del lavoro. C’è amarezza nello scoprire che alla multinazionale, a cui si era legati dalle speranze di una nuova vita oltre che dal contratto, non importa del capitale sociale, ovvero la comunità nel cui territorio ci si è insediati e verso il quale si dichiara di non sentire alcuna responsabilità, nonostante piani di sviluppo industriale decisi e cofinanziati da denaro pubblico. Walter Schiavella, Cgil Campania ha definito il piano di Prs offensivo per l’intelligenza di chi se lo sente proporre. Per i lavoratori di via Argine, “mamma Whirlpool“, come la chiamavano da decenni ha iniziato ad avere lo stesso atteggiamento predatorio delle altre industrie che hanno vertenze aperte da troppi anni e che stanno rendendo l’Italia una loro colonia. Unica alternativa a questo destino sembra essere agire tutti assieme, a prescindere dalla sede della stessa azienda oppure a prescindere dal nome della multinazionale, per rivendicare i diritti essenziali del lavoratore, a cui si chiede di essere un consumatore consapevole, che più che testimonianza fa atti che si integrano con quelli altrui. Per questo, a Roma in queste ore si muove un serpentone fatto da un migliaio di tute blu la cui speranza è che dall’incontro dei sindacati con i tecnici del Ministero dello Sviluppo Economico, a fine manifestazione, esca la data di convocazione da parte del premier per far ripartire il dialogo con Whirlpool sul Piano Italia.