A Pompei nella nuova area di scavi sono stati ritrovati i resti di un uomo schiacciato mentre fuggiva, al cataclisma. Lo sfortunato ha avuto una sorte orribile: la forza dell’esplosione bollente del vulcano lo ha investito scagliandogli addosso un masso di 300 chili, decapitandolo.  L’uomo aveva 35 anni circa ed una gamba malata che forse ha rallentato la sua fuga. Il ritrovamento è avvenuto nella Regio V, proprio all’angolo tra il Vicolo dei Balconi e il vicolo delle Nozze d’Argento. Una parte ancora ricoperta da un buono strato piroclastico. A causa del peso della terra sul teschio non è stato possibile ricostruirne le sembianze usando la tecnica del calco di gesso.

È stato invece possibile fare un calco dell’area circostante che è servito a mostrare gli ultimi drammatici istanti della sua vita. L’uomo ha visto la nube piroclastica investirlo, una valanga di fuoco che ha portato con sé detriti, rocce e pezzi di costruzioni.  Di sicuro, ricostruiscono gli esperti, il pover’uomo non è stato veloce nella fuga. L’antropologa Valeria Amoretti, spiega che la tibia della vittima presenta le tracce di una brutta infezione ossea che lo ha certamente rallentato.  Quando ha visto che l’unica sua possibilità era scappare, la situazione è precipitata: a quel punto la pioggia di cenere aveva già sfondato i tetti, e fatto crollare le case. Nel vicolo si erano depositati già un paio di metri di lapillo, zoppicando deve aver tentato tutto il possibile. Ma non è andato lontano, a pochi passi dietro di lui deve aver avvertito un rumore assordante. Istintivamente deve essersi voltato a guardare. Come quelli che guardavano negli occhi Medusa, come Orfeo che si è voltato per guardare la sua Euridice, un attimo e non c’è stato più scampo.

La nube incandescente lo ha avvolto e un masso enorme lo ha investito colpendolo al busto, con tutta probabilità staccandogli di netto la testa. Gli archeologi lo hanno trovato supino a terra, il masso gli copre le spalle, le braccia, la parte alta del torace. Ora saranno le analisi di laboratorio, con esami del dna a ricostruirne con più certezza la storia. Questa scoperta è un nuovo importante pezzo del puzzle, per la ricostruzione di quegli ultimi tragici momenti della città sepolta dalla furia distruttrice del Vesuvio.