Ciro Corona, operatore sociale a Scampia, nominato cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal presidente Sergio Mattarella

Un anno terribile che per trentasei italiani si conclude invece con un momento di enorme gioia: il 29 dicembre 2020 arriva per loro l’onorificenza al merito da parte della più alta carica dello Stato. Come si legge dal sito del Quirinale: Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito, motu proprio, trentasei onorificenze al Merito della Repubblica Italiana a cittadine e cittadini che si sono distinti per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà, nel volontariato, per l’attività in favore dell’inclusione sociale, nella cooperazione internazionale, nella promozione della cultura, della legalità e del diritto alla salute. Il Presidente Mattarella ha individuato, tra i tanti esempi presenti nella società civile e nelle istituzioni, alcuni casi significativi di impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani.

Di questi trentasei connazionali, ventuno donne e quindici uomini, tre sono campani.

Raggiungo telefonicamente uno dei tre, Ciro Corona, nominato cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana “per il suo quotidiano e instancabile impegno nella promozione della legalità e nel contrasto al degrado sociale e culturale”.

Corona nasce a Scampia quarant’anni fa e qui vive come operatore sociale a 360 gradi. «Sono stato educatore in senso stretto per poco più di 9 anni in diverse comunità per minori in provincia di Napoli. Poi ho voluto bonificare una struttura in un’ex piazza di spaccio, la più tristemente nota di Napoli, e allora ho spalato siringhe, vomito ed escrementi di tossicodipendenti, dando vita all’Officina delle Culture “Gelsomina Verde”.» Successivamente Corona recupera un bene agricolo, il Fondo Rustico “Amato Lamberti”, il primo bene agricolo confiscato alla camorra nella città di Napoli, «e così mi sono ritrovato a zappare la terra.»

Sia l’Officina che il Fondo Rustico vengono affidati all’associazione di volontariato (R)esistenza Anticamorra, che nasce nel 2008 e di cui Corona è fondatore e presidente. L’esperienza cresce tanto da portare, nel 2013, all’esigenza di creare la cooperativa sociale (R)esistenza, che potesse occuparsi anche di inserimento lavorativo e di vendita dei prodotti della terra.

L’Officina delle Culture “Gelsomina Verde”, polo socio-culturale intitolato a una giovane vittima di camorra, di cui Corona è coordinatore, è un ex edificio scolastico (quello frequentato da Ciro quando era adolescente), divenuto deposito di armi della camorra. «Oggi è un centro polifunzionale con 15 realtà all’interno, con un’utenza media di 600 persone al giorno; ci sono una scuola di musica con sala prove e sala incisione, una biblioteca regalata da SIAE e un centro multimediale regalato da Amazon, una palestra dove sono iscritte 600 allieve per il pilates, una scuola di karate con 120 ragazzini, una comunità alloggio, una casa-famiglia… insomma, un punto di riferimento per il quartiere, annientato da una politica che non dialoga più col territorio.»

Il Fondo Rustico “Amato Lamberti” è attualmente un frutteto di quattordici ettari, dove viene prodotta una falanghina DOC dei Campi Flegrei, che permette di dare lavoro quotidiano a un agricoltore e a due detenuti.

Nel 2018, per Ciro arriva anche l’esperienza editoriale come autore del libro “(R)esistere a Scampia” (Edizioni San Paolo): è la storia di come e perché nasce l’associazione e testimonia le sue attività durante i primi 10 anni.

Ed è proprio il libro che porta alla recente onorificenza. Alla telefonata dalla segreteria del Quirinale, che preannuncia a Ciro Corona la notizia, la reazione è: «Guardate, se state scherzando, non è proprio giornata!». Imbarazzo e sorrisi, e il dubbio di Ciro – «qualcuno ha segnalato il mio nome?» – viene risolto: “No, il presidente ha letto il suo libro e ha ritenuto la storia degna di essere premiata”.

«Quando viene riconosciuta la tua quotidianità», mi dice Ciro, «diventa complicato anche metabolizzarlo… Si tratta del riconoscimento a una rete nazionale. Per quanto riguarda me, è un riconoscimento alla mia coerenza, la rinforza.»

Eppure il cavalierato rappresenta una contraddizione pasoliniana, come la definisce lo stesso Ciro. «Mentre l’amministrazione comunale negli ultimi tre anni ha provato a spegnere e infangare questa realtà, a ostacolarla in tutti i modi, tanto che l’Officina delle Culture risulta da tre anni abusiva, la massima carica dello Stato ci premia per il lavoro che svolgiamo dal basso. L’attuale amministrazione comunale ha riconosciuto e supportato la nostra attività fino a tre anni fa, fino a quando, cioè, non è caduta nel tecnicismo della sopravvivenza e quindi della partitocrazia.»

Ciro Corona ha studiato filosofia, «ed è quella che mi ha rovinato la vita», afferma scherzando. Si iscrive alla facoltà, arrivando alla laurea, perché segue l’esempio di un amico, Amedeo Sansone, che aveva già intrapreso tali studi. «Mi affascinava il suo approccio alla filosofia e verificare quanto gli servisse nel quotidiano. Lo ripeto sempre, se non avessi incontrato persone che si sono rivelate fondamentali lungo il mio percorso, forse oggi starei dall’altro lato. Ma soprattutto se non avessi avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha dato dei valori, in contrasto con quelli che trovavo fuori casa, non avrei avuto la possibilità di discernere, e quindi di scegliere, tra quello che era giusto e quello che non lo era

Ciro è anche papà: Francesco – «un unico figlio che vale per dieci ragazzini!» – ha due anni e mezzo. «Con piccoli esempi quotidiani, provo a fargli capire che prima di giudicare, bisogna conoscere e che non si deve mai giudicare con i pregiudizi. Penso che a Scampia i pregiudizi abbiano fatto tanti danni quanti ne ha fatti la camorra. Indico quindi a Francesco i valori della conoscenza e della coerenza, che rendono faticoso il percorso ma sono quelli che, seguendoli, ci permettono di addormentarci sereni.»

Le atre due persone campane insignite dell’onorificenza sono:

Angela Baunne, napoletana, mamma di Livia Barbato che, appena ventenne, trovò la morte, nel luglio 2015, per le ferite causate da un terribile incidente stradale di cui fu responsabile il fidanzato che, in stato di ebrezza, guidò contromano per diversi chilometri in Tangenziale. Angela ora si dedica attivamente alla sensibilizzazione dei giovani nelle scuole sulle tematiche, appunto, della sicurezza stradale.

Serena Piccolo, che con i suoi 18 anni è la più giovane dei premiati, è di Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli. Serena soffre da una rara patologia (aplasia midollare), che ha spinto la famiglia a lanciare, dall’inizio del 2020, una serie di appelli attraverso i social network per trovare un donatore esterno compatibile. A giugno, ricoverata presso l’ospedale Bambin Gesù di Roma in attesa del trapianto, Serena ha voluto lasciare l’ospedale e recarsi al Liceo ”Vittorio Imbriani” di Pomigliano d’Arco per sostenere l’esame di Stato in presenza, ottenendo anche una magnifica votazione di 100/100! Ad agosto, poi, è arrivata anche la splendida nuova: è stato trovato il donatore tramite il registro europeo, per cui il 21 agosto Serena è stata sottoposta al trapianto.

Il 2020 reca in sé anche qualcosa di Bello!

Luciana Pennino

La foto di copertina è stata fornita da Ciro Corona alla redazione di Napoliflash24