Lunedì è stato proiettato al Metropolitan di Napoli il film “La paranza dei bambini” con in sala il cast di giovanissimi attori, il regista Claudio Giovannesi, l’autore Roberto Saviano.  Presentato con successo alla 69° edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, dove è stato insignito dell’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura, il film è prodotto da Palomar con Vision Distribution, in collaborazione con Sky Cinema e TIMVISION, ed è distribuito nelle sale dal 13 febbraio da Vision Distribution. Girato a Napoli l’estate scorsa, la pellicola ha un cast di giovani esordienti come Francesco Di Napoli, Artem Tkachuk, Alfredo Turitto, Ciro Vecchione, Ciro Pellecchia, Mattia Piano Del Balzo.

E’ un film duro, amaro, che racconta come alcuni adolescenti entrano nel “sistema” della criminalità organizzata. “Molto dipende dalla realtà dove nascono e che subiscono – dice Saviano nella presentazione – dal desiderio di emanciparsi dai clan e scalare il potere per ottenere soldi facili”.

 ‘La paranza dei bambini’ è quindi uno spaccato estremamente realistico della Napoli contemporanea e la storia segue le vicende di un gruppo di adolescenti, Nicola, Tyson, Biscottino, Lollipop, O’Russ e Briatò che, nonostante la giovane età, hanno le idee già molto chiare: vogliono fare soldi. Comprare vestiti firmati, scooter di marca e giocare poi con le armi, che devono imparare ad usare guardando tutorial su YouTube, il tutto per conquistare il Rione Sanità, con la loro infantile interpretazione delle leggi del mondo adulto. Ma è proprio questa interpretazione che li porterà a vedere la violenza, la prepotenza, come uniche armi per conquistare un loro “posto“. Questa strategia avrà, com’è prevedibile, conseguenze fatali, e li porterà alla perdita definitiva dell’innocenza.

Ed è proprio sulla perdita dell’innocenza che il film di Giovannesi ruota, come ha spiegato lo stesso regista, cioè sullo sfruttamento dei giovani da parte delle mafie. Questi sono ragazzi che, avendo lasciato il mondo della scuola troppo presto, sono facilmente manipolabili. Saviano stesso,  ha dichiarato che purtroppo  le mafie sono le uniche organizzazioni che investono nei giovani usando la loro innocenza.

Il realismo di questa storia dura, per certi versi priva redenzione, è purtroppo la parte più tragica: i “ragazzini” usati dalla camorra,  vedono il crimine organizzato come unica opportunità, come mezzo per arricchirsi e conquistare facilmente il potere, seguendo la filosofia del tutto e del subito.

Presente all’evento  l’assessore Nino Daniele che, in un’intervista a Napoliflash24,  ha sottolineato l’importanza che la città sta acquistando nel mondo cinematografico nazionale, sia come produzioni che come location, anche e soprattutto quando si tratta di pellicole che denunciano realtà sociali dure come questa. Anche Saviano ha menzionato, nel corso della conferenza stampa, come film e libri di denuncia, non gettino Napoli in cattiva luce come molti sostengono, ma anzi, sono degli specchi in cui molti paesi come la Francia, la Cina, la Spagna si riconoscono. “Non è negando il problema – ha continuato lo scrittore – che lo si può risolvere, al contrario è solo attraverso la sua rappresentazione ed analisi che si può arrivare a sconfiggerlo”.

All’uscita della sala si resta interdetti: è giusto narrare storie del genere per averne consapevolezza per arginare queste derive sociali, temere l’effetto emulazione di giovanissimi con storie simili, oppure dare quest’immagine, spesso stereotipata della città, può nuocere, in un momento storico dove la città sta riconquistando con la sua storia, arte, cultura ed ospitalità, l’attenzione in Italia ed all’estero?                                                                             Il finale della pellicola non da risposte, tocca vederlo ed ognuno se ne farà una ragione, buona visione.