Nel calendario napoletano è certamente un giorno importante, che scandisce un momento di grande festa ma anche l’inizio del carnevale. Ma non chiamatelo Sant’Antonio, perché in Campania è conosciuto come “Sant’Antuono”, il beato del fuoco, protettore del bestiame e dei campi, la cui fiamma purificatrice saluta l’anno nuovo, scacciando malanni e malocchi che, di 17 è quasi una benedizione per i superstiziosi! La notte dei falò, che da secoli illumina ogni 17 gennaio ha origini remote, che abbracciano tradizioni profane e cristiane. Così, tra vicoli e quartieri del centro o nei paesini di periferia, si accendono grandi roghi che bruciano fino all’alba.

Ma Sant’Antuono è soprattutto il patrono degli animali così, davanti alla chiesa di via Foria, i proprietari di animali domestici si recano per ricevere la benedizione. I fuochi più suggestivi e le processioni con gli animali ‘’benedetti’’, si snodano nelle vie di Napoli fino a confluire nell’antico borgo di Sant’Antonio Abate, conosciuto come O’Buvero, adiacente a piazza Carlo III. Come ogni festa che si rispetti, in città non manca il cibo; così tutti offriranno e compreranno nei mercatini il “soffritto“, un composto di interiora e salsa di pomodoro, che si mangia con la pasta o sul pane abbrustolito.

Anche negli altri comuni della Campania è possibile assistere ai famosi falò di Sant’Antuono. C’è chi lega la tradizione all’esorcismo e alla guarigione dalla malattia legata al santo, il fuoco di Sant’Antonio. Chi invece cerca di vivere l’avvenimento come uno spettacolo cittadino, con concerti, sagre, stend e degustazioni di vino e prodotti tipici.