Sentenza Tribunale di Santa Maria Capua Vetere n. 1032 del 28/04/2020 sul mantenimento dei lavoratori occupati nell’ambito dei cambi di appalto.

Nel 2015 a San Sebastiano al Vesuvio è avvenuto un cambio di appalto tra le società di raccolta dei rifiuti da Sagi Service a Green Line. Durante questo avvicendamento un lavoratore alle dipendenze della società uscente è stato licenziato per scadenza di appalto e al contempo escluso dalla procedura di passaggio di cantiere. A differenza dei colleghi, il dipendente non è stato assunto dall’impresa subentrante nella commessa. Il lavoratore ha proposto, quindi, ricorso per illegittimo licenziamento. L’articolo 6 del Ccnl Fise del settore igiene ambientale prevede che, in caso di ingresso di nuovo appaltatore, l’impresa subentrante deve assumere tutto il personale in forza a tempo indeterminato addetto in via ordinaria o prevalente allo specifico appalto che risulti in forza presso l’azienda cessante nei 240 giorni precedenti l’inizio della nuova gestione.

La disposizione contrattuale ha l’obiettivo di garantire i livelli occupazionali in un settore ove, il continuo cambio di gestione, potrebbe avere ripercussioni sui livelli occupazionali. La sua portata impone di bilanciare contrapposti interessi costituzionalmente garantiti: la tutela del diritto al lavoro (articolo 35 della Costituzione) e libertà di iniziativa economica privata dell’imprenditore (articolo 41). E’ sempre indispensabile la verifica della sussistenza dei presupposti per la determinazione dei soggetti rientranti nella procedura del cambio appalto.

Il Tribunale ha ritenuto, in tal caso, di non poter applicare la garanzia prevista dal contratto collettivo, non riuscendo a riscontrare l’impiego del lavoratore in modo continuativo e prevalente presso il cantiere di San Sebastiano al Vesuvio. La consistenza numerica degli operai in forza presso la Sagi Service ed impiegati presso la stazione appaltante al momento dell’affidamento del servizio era di 12 unità e non era ricompreso l’interessato. Successivamente la Sagi Service ha implementato l’organico portandolo a 17 unità. Non è risultato provato, però, neanche che il lavoratore facesse stabilmente parte delle 17 unità.

Se rientra nell’autonomia organizzativa della società che gestisce un appalto impiegare un numero di dipendenti superiore a quello contrattualmente previsto con la committente per l’espletamento del servizio, tale scelta datoriale non può radicare un diritto soggettivo del singolo lavoratore ad avvalersi della clausola sociale. La norma del contratto collettivo è volta al contemperamento di due contrapposte esigenze, da un lato garantire l’occupazione in quei settori ove il continuo mutamento di appalto potrebbe determinare la perdita del posto di lavoro, dall’altro assicurare all’impresa subentrante una consistenza numerica, indicata dal capitolato, predeterminata onde poter valutare l’economicità dell’offerta e scongiurare l’obbligo di assunzioni di dipendenti non in forza stabile all’appalto. Una diversa interpretazione imporrebbe alle imprese subentranti scelte compiute da altri.

Il Giudice ha ritenuto che la decisione della Sagi Service di assumere personale in eccedenza rispetto alla forza di personale concordata non possa riverberarsi sulla subentrante. La domanda del lavoratore è stata, pertanto, respinta.

Avvocato Sergio Carozza

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