San Gennaro è il santo patrono di Napoli, ma è molto di più di questo per i fedeli e coloro che lo venerano e che oggi lo festeggiano. San Gennaro è vivo tra le strade di Napoli e fa sentire la sua presenza, anche in tempo di Covid. Le sue reliquie, in pochi lo sanno, sono venerate anche fuori dai confini nazionali: da New York a Sydney e per un certo periodo anche in Germania. I resti del santo campano, nel corso dei secoli, sono stati protagonisti di una storia avventurosa, degna di un romanzo di Dan Brown, perché, come spesso succede, la realtà supera l’immaginazione. 

In un’intervista rilasciata a Napoliflash24 da Mons. Vincenzo De Gregorio, Abate Prelato della Real Cappella del tesoro di S. Gennaro e dal 1988, Organista e Maestro di Cappella del Duomo di Napoli, ha spiegato le origini del culto del santo, prima del 1631:

La venerazione ed il culto del martire Gennaro risale ai primi secoli del Cristianesimo. Si tenga presente che fino al secolo V non erano venerati come santi se non i martiri. Il primo santo non martire ad avere un culto fu san Martino di Tour, in Francia. dichiara mons. De Gregorio. San Gennaro, che fa parte dell’ultima schiera di martiri dell’Impero Romano, agli inizi del secolo IV, nel 305, viene venerato subito con i compagni di martirio, Sossio e Acunzo, insieme con tutti i numerosi martiri della Campania: Giuliana di Cuma, Procolo di Pozzuoli, Paride di Teano, per citarne solo alcuni. Che fosse un culto già diffuso basti pensare al fatto che nel 420 il Vescovo di Napoli Giovanni II, provvede a trasportare al sicuro le reliquie dei martiri sepolti nell'”agro marciano”, a Fuorigrotta, portandole nelle Catacombe di Capodimonte, che da allora assumeranno il nome di Catacombe di San Gennaro. Dieci anni prima, nel 410, i Visigoti di Alarico avevano saccheggiato Roma e, ormai, nessun si sentiva più al sicuro, se non entro mura e difese. Tanto per chiarire si pensi che: 1°) Nell’ 831 il duca longobardo Sicone trafuga le ossa di San Gennaro dalle Catacombe per portarle a Benevento. 2°) Nel 1389 si ha il primo testo scritto della storia, nel Cronicon Siculum, che testimonia di un prodigioso scioglimento del sangue del Santo. 3°) Nel 1497 il Cardinale Carafa riporta a Napoli le ossa di San Gennaro che da Benevento erano state portate a Montevergine e che nel 1506 fa costruire per esse la famosa cripta del Duomo di Napoli, chiamata il “succorpo“, su progetto di Donato Bramante. 4°) Nel 1529 si ha testimonianza scritta del voto della Città al Santo perchè, cessata la peste, si impegna a costruire una nuova Cappella del Tesoro”

Tuttavia, nell’838, l’avventurosa storia delle reliquie del Santo patrono di Napoli prende un’improvvisa svolta nordica, tedesca per la precisione, quando una parte di esse viene portata sull’isolotto di Reichenau nel lago di Costanza dove il martire campano è stato oggetto di culto solenne, con festa di precetto il 19 settembre e con processione delle reliquie, fino ad un paio di secoli fa.

Un’ipotesi su come l’imperatore Lotario abbia ottenuto le reliquie, secondo lo studioso, Ennio Moscarella, è che questi, le abbia ricevute in dono da Sicone di Benevento stesso, che voleva tenersi buono l’imperatore quando questi scese contro di lui, chiamato dal Duca di Napoli Stefano III. Ma esiste un’altra teoria anche se meno attendibile, che si basa su un documento del IX secolo, in cui si da notizia di un trafugamento delle reliquie: secondo questa fonte, un giovane cavaliere alemanno sceso in Italia con l’intento di rubare dei resti religiosi, li avrebbe ottenuti grazie alla complicità di un prelato.

In verità l’appropriazione di sante reliquie è un capitolo della storia socio-religiosa altomedievale, che ha ancora molto da offrire agli studiosi. Quello che si conosce per certo è che per i vincitori di battaglie, trafugare i resti dei santi significava riuscire ad accaparrarsi il massimo dei trofei, che garantiva loro, come un talismano, protezione contro il nemico.

Il culto di San Gennaro a Reichenau si consolidò negli ultimi anni del X secolo ad opera del Monaco Wittigowo, che fu a capo dell’abbazia dal 985 al 997. Questi fece erigere un sacello in onore del santo a sinistra della basilica con al centro un altare che conservava, in un sarcofago d’oro tempestato di gemme, le ossa del santo patrono di Napoli. Sul muro del tempietto vi fece dipingere tra l’evangelista S. Marco ed il santo campano, l’immagine della Vergine. Questi avvenimenti sono stati tramandati nel “Carmen de rebus gestis Wittigowonis abbatis” del Monaco Burkard.

Nel 1353 Carlo IV DI Lussemburgo, re di Boemia e di Germania autorizzò la concessione di queste reliquie alla Chiesa di Praga. Andiamo avanti di quattro secoli, il confessore della regina Maria Carolina di Napoli, tale mons. Antonio Burcard Gürthel, già canonico di Praga, intercesse, grazie alla sua precedente posizione e conoscenze, a favore del vescovo di Pozzuoli Girolamo Dandolfi,  presso il vescovo di Costanza mons. Massimiliano Cristoforo, signore di Reichenau e Oringer, affinché si potesse procedere alla “ricognizione canonica delle reliquie dei martiri Puteolani conservate nel monastero sul lago di Costanza”. Dall’inventario dei resti si rinvennero, tra gli altri, due parti di tibia avvolte in un velo di seta con un’iscrizione che le attribuiva a San Gennaro. Insieme a queste furono rinvenuti sei femori che la tradizione voleva appartenessero ai santi Procolo, Eutichete ed Acuzio. Queste ultime furono segate perchè ne fosse donata metà alla chiesa puteolana.

Il carteggio epistolare tra mons. Girolamo Dandolfi, vescovo di Pozzuoli ed il vescovo di Costanza avvenuto tra il mese di giugno e quello di agosto 1780 viene riportato per intero dallo studioso Angelo D’Ambrosio nel suo articolo: “La translazione di reliquie dei compagni di San Gennaro da Reichenau a Napoli”.

Con un altro salto di due secoli arriviamo quasi ai giorni nostri, quando il 25 febbraio del 1964 l’allora cardinale arcivescovo Alfonso Castaldo fece eseguire una ricognizione delle reliquie nella cappella del Succorpo nel Duomo di Napoli. La ricognizione fu completata da un’analisi scientifica eseguita dal prof. Gastone Lambertini che refertava che tra le parti mancanti vi era la tibia sinistra. Questa notizia fu riportata dall’Ambrasi in una nota apparsa nel fascicolo di novembre dello stesso anno del Bollettino Ecclesiastico dell’Arcidiocesi di Napoli, in cui si leggeva: “…è legittimo porsi la domanda: che n’è stato dell’altra tibia? Sarà quella rinvenuta a Reichenau nel 1780, ed ivi trasportata dall’imperatore Lotario?

Concludendo questa breve carrellata sulla lunga ed avventurosa storia delle reliquie del santo e del suo culto, abbiamo quindi chiesto al monsignor De Gregorio di parlarci del significato della venerazione di San Gennaro fuori dai confini napoletani e di quanto oggi sia ancora rilevante il culto del santo: “Ritengo che i tempi siano profondamente cambiati, per quel che riguarda la venerazione dei Santi, risponde mons De Gregorio. Intanto, riflettiamo su quanto sia famoso e presente San Gennaro in tutto il mondo. Questo per due motivi: la napoletanità diffusa in tutto il mondo, proprio come la pizza e, quindi, anche San Gennaro e poi perchè questa storia del sangue che si scioglie e che si ricoagula, fornisce un motivo di curiosità, di intrigante attesa che costituisce un unicum nella storia e nella agiografia. Questo fatto del sangue costituisce il vero motivo del legame tra San Gennaro ed il popolo dei suoi devoti: sangue significa parentela, sangue significa sacrificio, sangue significa vita e scambio di vita. San Gennaro, con questo fenomeno del sangue che si scioglie è semplicemente … presente!”

La venerazione di un santo nei più disparati angoli della terra è la dimostrazione del volto migliore della tradizione religioso-culturale di un popolo, che unisce, e non separa, persone di culture diverse e che va incoraggiata, per farci avvicinare sempre di più all’“altro”.

Fonti:

Reichenau e San Gennaro” di Domenico Ambrasi, in “Ianuarius

La traslazione di reliquie dei compagni di San Gennaro da Reichenau a Napoli” di Angelo D’Ambrosio

San Gennaro di Benevento – Napoli” di Gian Paolo Sillicani

La storia di Napoli”  di Vittorio Gleijeses

San Gennaro ed il mistero delle ossa in Germania