Da quasi due millenni il sangue di San Gennaro, protettore di Napoli, è per tutti un miracolo o forse … un mistero! Già perché si parla di liquido ematico di secoli e secoli fa, che regolarmente si scioglie tra lo stupore e la felicità dei fedeli perché in città, quando il miracolo del santo si rinnova, è un buon presagio. Un grumo scuro e compatto chiuso in due ampolle sigillate in una teca e conservate gelosamente in cassaforte, esposto tre volte all’anno per manifestare, attraverso la liquefazione, l’amore di un santo che vivifica e nutre la sua terra e protegge il suo popolo. 

A tentare di dare una spiegazione fu anche il principe di Sansevero, Raimondo di Sangro, studioso e alchimista che provò a replicare lo scioglimento in laboratorio miscelando mercurio ed altre sostanze con del sangue, ma con scarsi e deludenti risultati. Un gesto che compromise la fama del principe presso la Chiesa.

Comprendere quale sostanza contenga l’ampolla è tutt’altro che semplice. La Chiesa proibisce espressamente l’apertura dell’ampolla sigillata; un tentativo venne fatto nel 1902, attraverso un’analisi spettroscopica (lo studio della luce riflessa dal campione, che dipende dalle caratteristiche fisico-chimiche del campione stesso): l’esperimento venne condotto utilizzando una candela e uno spettroscopio a prisma e rivelò che il fluido contenuto nell’ampolla presentava le bande di assorbimento della luce tipiche dell’emoglobina, sostanza effettivamente contenuta nel sangue. Un esperimento più recente venne condotto nel 1989 usando delle lampade elettriche. Per quanto tali prove sembrino confermare che l’ampolla contenga effettivamente del sangue, i dettagli dell’esperimento non sono mai stati pubblicati su riviste scientifiche; inoltre gli autori dello studio hanno ammesso che le linee di assorbimento osservato potrebbero essere relative ad altri pigmenti rossi che possono essere confusi con l’emoglobina. Insomma, il mistero rimane.

Ci fu poi un articolo apparso su Nature, che tentò di dare una spiegare al mistero partenopeo più famoso nel mondo. Alcuni studiosi del CICAP diretti da Luigi Garlaschelli hanno mostrato di avere ottenuto una sostanza dal colore del sangue utilizzando molisite (minerale presente sul Vesuvio), sale da cucina e carbonato di calcio. Se davvero fosse così, l’ampolla non conterrebbe del sangue.

Il prodigio di San Gennaro, che la Chiesa non chiama ‘miracolo’, sarebbe quindi dovuto alle proprietà tissotropiche della sostanza ricreata, cioè la sua capacità di liquefarsi dallo stato solido se agitata. Ma intanto il mistero rimane e continua ad affascinare, dal 17 agosto del 1389 anno in cui fu documentato il primo scioglimento. Da allora in tanti hanno provato a trovare una spiegazione plausibile ma senza riuscirci. E allora per la Chiesa rimarrà un prodigio, per i fedeli un miracolo e, per gli scettici, impostura!

Ma intanto il prossimo appuntamento con San Gennaro è per il 16 dicembre terzo e ultimo miracolo “annuale” della liquefazione del sangue e data in cui, nel 1631, il santo fermò la lava del Vesuvio che stava arrivando fino a Napoli. Ad officiare la cerimonia ci sarà il nuovo cardinale che sostituirà l’arcivescovo Crescenzio Sepe, pronto a ritirarsi per sopraggiunti limiti di età.