Il primo sabato di maggio avrà luogo a porte chiuse, ma trasmessa in diretta, la cerimonia religiosa che accompagna il prodigio della liquefazione del sangue, che molti napoletani aspettano col fiato sospeso, specialmente in questi tempi d’incertezza e di paura. San Gennaro è venuto incontro ai Napoletani molte volte, a cominciare da quel lontano 1631, quando protesse la sua città dall’eruzione del Vesuvio. Ma è soltanto Napoli il posto dove è venerato? Certamente è celebrato a New York, a Sydney ed in altri posti dove gli emigrati napoletani lo hanno portato insieme alla loro cultura ed alle loro tradizioni, rendendolo il santo degli italiani in tutto il mondo

Qualche anno fa quasi per caso, mentre facevo delle ricerche per un reportage sulle celebrazioni di San Gennaro a New York, vidi un articolo che parlava di presunte reliquie del santo patrono di Napoli, custodite insieme a quelle di altri martiri puteolani, nell’abbazia di S. Maria (Marienmünster) a Reichenau. Così mi sono messa alla ricerca di letteratura sull’argomento e mi sono recata all’incredibile e fornitissima biblioteca della Curia di Pozzuoli, perla nascosta della cittadina campana.

Reichenau è un’isoletta situata nel ramo nord-occidentale del lago di Costanza. Ben nota ai medievalisti e agli antropologi come “culla della civiltà germanica”. Secondo lo storico napoletano, Domenico Ambrasi, nel suo articolo “Reichenau e San Gennaro”, la translazione delle reliquie sarebbe avvenuta ad opera dell’imperatore Lotario I intorno all’839, circa otto anni dopo il trafugamento del corpo del santo ad opera di Sicone, principe di Benevento. Una delle fonti primarie citate dall’Ambrasi è l’ode composta da Strabone che esprime, tra le altre cose, il giubilo per “l’acquisizione di un cotanto trofeo”; delle “ossa preciosa”. Lo storico Gianpaolo Sillicani, tuttavia, disputa quest’interpretazione del poema, in quanto secondo la sua lettura, la translazione fatta da Lotario fa riferimento a Roma come suo punto d’origine e pertanto lo “Inuarius” a cui si fa riferimento nel poema, è il santo martire romano dallo stesso nome, seppellito sulla via Appia. 

Contemporaneo al carme di Strabone è la redazione del Martirologio Geronimiano, composta tra l’824 e l’827, che “venne accolta e tramandata dal Breviario Reichenoviense”. Questa è l’unica a commemorare San Gennaro ed i suoi commartiri sotto la rubrica topografica di Napoli alla data del 19 ottobre. Comunque sia, a Reichenau si venerava il culto solenne del Santo Martire patrono di Napoli con festa di precetto al 19 settembre e con processione delle reliquie fino a qualche secolo fa.

Un’ipotesi su come l’imperatore abbia ottenuto le reliquie, secondo un altro studioso, Ennio Moscarella, è che questi le abbia ricevute in dono da Sicone di Benevento stesso, che voleva tenersi buono l’imperatore quando questi scese contro di lui, chiamato dal Duca di Napoli Stefano III. Ma esiste un’altra teoria anche se meno attendibile, che si basa su un documento del IX secolo, in cui si da notizia di un ulteriore trafugamento delle reliquie. Secondo questa fonte un giovane cavaliere alemanno sceso in Italia coll’intento di trafugare reliquie, avrebbe ottenuto i santi resti grazie alla complicità di in prete.

In verità l’appropriazione di sante reliquie è un capitolo della storia socio-religiosa altomedievale che ha ancora molto da offrire agli studiosi. Quello che si conosce per certo è che per i vincitori di battaglie, trafugare i resti dei santi significava riuscire ad accaparrarsi il massimo dei trofei, che garantiva loro, come un talismano, protezione contro il nemico.

Il culto di San Gennaro a Reichenau si consolidò negli ultimi anni del X secolo ad opera del Monaco Wittigowo che fu a capo dell’abbazia dal 985 al 997. Questi fece erigere un sacello in onore del santo a sinistra della basilica con al centro un altare che conservava, in un sarcofago d’oro tempestato di gemme, le ossa del santo patrono di Napoli. Sul muro del tempietto vi fece dipingere tra l’evangelista S. Marco ed il santo campano l’immagine della Vergine. Questi avvenimenti sono stati tramandati nel “Carmen de rebus gestis Wittigowonis abbatis” del Monaco Burkard.

Nel 1353 Carlo IV DI Lussemburgo, re di Boemia e di Germania autorizzò la concessione di queste reliquie alla Chiesa di Praga. Andiamo avanti di quattro secoli, il confessore della regina Maria Carolina di Napoli, tale mons. Antonio Burcard Gürthel, già canonico di Praga, intercesse, grazie alla sua precedente posizione e conoscenze, a favore del vescovo di Pozzuoli Girolamo Dandolfi,  presso il vescovo di Costanza mons. Massimiliano Cristoforo, signore di Reichenau e Oringer, affinché si potesse procedere alla “ricognizione canonica delle reliquie dei martiri Puteolani conservate nel monastero sul lago di Costanza”. Dall’inventario dei resti si rinvennero, tra gli altri resti, due parti di tibia avvolte in un velo di seta con un’iscrizione che le attribuiva a San Gennaro. Insieme a queste furono rinvenuti sei femori che la tradizione voleva appartenessero ai santi Procolo, Eutichete ed Acuzio. Queste ultime furono segate perchè ne fosse donata metà alla chiesa puteolana.

Il carteggio epistolare tra mons. Girolamo Dandolfi, vescovo di Pozzuoli ed il vescovo di Costanza avvenuto tra il mese di giugno e quello di agosto 1780 viene riportato per intero dallo studioso Angelo D’Ambrosio nel suo articolo: “La translazione di reliquie dei compagni di San Gennaro da Reichenau a Napoli”. Documento inestimabile del processo di ricognizione e traslazione di parte delle reliquie dalla cittadina tedesca a Pozzuoli. Sia l’articolo che la corrispondenza originale sono custodite nella biblioteca della curia puteolana.

Con un altro salto di due secoli arriviamo quasi ai giorni nostri quando il 25 febbraio del 1964 l’allora cardinale arcivescovo Alfonso Castaldo fece eseguire una ricognizione delle reliquie nella cappella del Succorpo nel Duomo di Napoli. La ricognizione fu completata da un’analisi scientifica eseguita dal prof. Gastone Lambertini che refertava che tra le parti mancanti vi era la tibia sinistra. Questa notizia fu riportata dall’Ambrasi in una nota apparsa nel fascicolo di novembre dello stesso anno del Bollettino Ecclesiastico dell’Arcidiocesi di Napoli, in cui si leggeva: “…è legittimo porsi la domanda: che n’è stato dell’altra tibia? Sarà quella rinvenuta a Reichenau nel 1780, ed ivi trasportata dall’imperatore Lotario?

Secondo l’amministratore della chiesa di S. Maria a Reichenau, Manfred Müller, che con  la troupe di Napoliflash24 abbiamo intervistato, le reliquie appartengono proprio al nostro santo patrono: …Gli antichi re ed imperatori sono andati spesso in Italia, per essere incoronati, arrivando anche nel sud Italia. Visitando i monasteri, poiché la Germania era stata convertita da poco, riportandosi con loro figure religiose per diffondere il messaggio cristiano. Così queste reliquie erano spesso dei doni che portavano con loro, come prova di fede. Con San Gennaro per esempio, ci sono un paio di teorie: la prima è quella che le reliquie siano arrivate su quest’isola intorno all’838 come dono dell’imperatore Lotario, l’altra è quella che siano arrivate intorno all’871 a seguito di una battaglia in Campania i soldati tedeschi vennero a conoscenza delle reliquie che poi furono donate dal prete.  Il reliquiario stesso è stato restaurato nel 1994, quando hanno paragonato le reliquie che abbiamo sull’isola con quelle che sono a Napoli, ed hanno dichiarato che provengono dalla stessa persona”, dichiara il sig. Müller.

In conclusione, si dovranno fare ulteriori ricerche storiche e accertamenti, forse anche usando analisi del DNA per provare che la tibia custodita a Reichenau appartenga alle stessa persona a cui appartengono le ossa custodite a Napoli. Il Sillicani suggerisce che il culto del San Gennaro romano fu intenzionalmente dirottato poi nella venerazione per il santo campano (“…o i reichenovesi non conobbero la translazione lotariana… o se, come è più probabile, la conobbero, la vollero intenzionalmente ignorare o comunque finirono per ignorarla, preferendo dare al loro culto un altro fondamento…” da San Gennaro di Benevento – Napoli di Gian Paolo Sillicani), a questa tesi tuttavia vorrei aggiungere una considerazione personale, certamente non da esperta: la trasformazione del culto del San Gennaro romano in quello campano sarebbe avvenuta in epoca antica assai, molto antecedente al XII secolo quando il santo divenne più conosciuto, acquistando un seguito più vasto, per il suddetto miracolo dell’eruzione vesuviana. Prima di allora il santo non era molto conosciuto. Perché quindi questi monaci avrebbero voluto cambiare un santo piuttosto oscuro con un altro altrettanto sconosciuto?

Fonti:

“Reichenau e San Gennaro” di Domenico Ambrasi, in “Ianuarius”

”la translazione di reliquie dei compagni di San Gennaro da Reichenau a Napoli” di Angelo D’Ambrosio

“San Gennaro di Benevento – Napoli” di Gian Paolo Sillicani