Anche questa volta si è ripetuto a Napoli il prodigio di San Gennaro. “Gioia e commozione – dice dall’altare il cardinale Sepe. Appena si è aperta la cassaforte, il sangue era tutto sciolto”. E l’intero duomo, gremito, esulta. Il Cardinale ha un leggero malore sull’altare. Che si è  rivelato nulla di serio. 

Il ripetersi del miracolo è visto come un buon auspicio per la città di Napoli e per la Campania. Il miracolo avviene tre volte l’anno: a settembre, nel giorno appunto di San Gennaro, nel sabato che precede la prima domenica di maggio e a dicembre.

San Gennaro ama i giovani, i tanti giovani coraggiosi come lui”, dice il cardinale nella sua omelia, ma nella città in cui “la violenza cerca continuamente di avvelenare i pozzi delle acque pulite di cui Napoli è sempre ed è ancora così ricca” bisogna “volgere lo sguardo anche oltre la cronaca. I nuovi mali, la sofferenza più nuova e terribile: le baby gang, le cosiddette stese. È la storia atroce e beffarda di una città malata proprio in una parte della sua stessa gioventù. Come una pianta inaudita dalle sue stesse radici”.

Nel celebrare Gennaro che fu decapitato, “santo giovane” che ha un enorme “legame con la città che ama”, l’arcivescovo invita -partendo dalla Chiesa – a non sottovalutare la disperazione degli altri: di chi non trova lavoro o è costretto costantemente ad emigrare.

“È una sconfitta per noi tutti quando un giovane è costretto a voltare le spalle alla propria terra”, commenta Sepe e la cattedrale gli tributa uno scrosciante applauso quando il cardinale ricorda: “Quale presente e futuro possiamo aspettarci se oltre 700mila giovani hanno lasciato Napoli e il Sud, come ci ricorda dolorosamente una recente indagine?”. “Dobbiamo fare di più e meglio, per loro”, continua il cardinale dopo aver riconosciuto “esperienze positive per il contrasto messe in campo da Regione e Comune. Ma non basta”.

Annuiscono sindaco e governatore, seduti a pochissima distanza. De Magistris, vicino alle ampolle come presidente della  Deputazione, e De Luca, anch’egli soddisfatto dietro di lui.

Il finale dell’omelia è un ringraziamento a Papa Francesco che “ad ottobre proclamerà santo il beato Nunzio Supplizio, giovane abruzzese che visse a Napoli dall’età di quindici anni”.

Un imprevisto che ha causato un po’ di tensione, quando uno sconosciuto ha cercato di avvicinarsi al sindaco, sembra per consegnargli una lettera. L’uomo è stato subito bloccato a pochi centimetri da De Magistris da alcuni rappresentanti del cerimoniale del Duomo e portato fuori.

La celebrazione di San Gennaro “è di grande importanza per la comunità partenopea. C’è bisogno che San Gennaro tenga una mano sulla città di Napoli”, ha detto il presidente della Giunta regionale, Vincenzo De Luca, all’ingresso nel Duomo.