Era il 23 settembre del 1943…

Il 15 Ottobre del 1920 a Napoli nel popolare quartiere del Vomero, primo di cinque figli, nasce Salvo D’Acquisto, da Salvatore, nativo di Palermo e Ines Marignetti, napoletana. In casa dei D’Acquisto c’era anche la nonna materna, una donna severa ma buona d’animo. Salvo frequenta parte delle elementari e delle ginnasiali dai Salesiani. Nei ricordi di chi lo aveva conosciuto, era un ragazzo riflessivo, di poche parole, benvoluto da tutti per il suo carattere disponibile e cordiale, per il suo spirito di solidarietà. Nei momenti liberi dallo studio faceva  lunghe passeggiate, giocava a pallone, da abilissimo nuotatore andava per cozze nel mare di Margellina. Aveva una bella voce baritonale e frequentò per qualche tempo il Conservatorio.
Al compimento del 18° anno si arruolava nell’Arma dei Carabinieri. Venne assegnato alla Legione Allievi Carabinieri di Roma. Il 15 Gennaio 1940 diventava Carabiniere effettivo. Il 26 Novembre sbarcava a Tripoli come volontario, aggregato alla 608° Sezione Carabinieri. Nello stesso anno anche l’Italia aveva fatto il suo tragico ingresso nel conflitto mondiale. Dopo due anni di guerra, rientrava in Patria dopo essere stato ferito a una gamba e aver contratto la febbre malarica, per poi frequentare la Scuola Allievi Sottufficiali di Firenze. Promosso Vicebrigadiere, nel dicembre del ’42 fu assegnato alla Stazione di Torrimpietra, una cittadina distante una trentina di chilometri da Roma, lungo la via Aurelia.
Il 25 luglio 1943, in seguito alla seduta del Gran Consiglio del fascismo, Re Vittorio Emanuele III aveva fatto arrestare Benito Mussolini. Ne scaturì una fase di grande incertezza che si aggravò all’indomani dell’armistizio, annunciato l’8 settembre. L’illusione della fine della guerra fu ben presto sostituita dal timore per la reazione degli ex alleati nazisti.
salvo2La sera del 22 settembre 1943, insediatisi in una caserma abbandonata della Guardia di Finanza, nelle vicinanze della località Torre di Palidoro, i tedeschi ispezionarono alcune casse di munizioni abbandonate e furono investiti dall’esplosione di una bomba a mano, probabilmente a causa della loro imperizia nel maneggiare gli ordigni. Due dei militari morirono e altri due rimasero feriti.
La mattina seguente il comandante del reparto tedesco, recatosi a Torrimpietra per cercare il comandante della locale stazione dei Carabinieri, vi trovò il vice brigadiere D’Acquisto, al quale ordinò di individuare i responsabili dell’accaduto.
Salvo cercò di convincerlo che si era trattato di un incidente, ma fu inutile.
Torrimpietra fu circondata dai tedeschi e 22 cittadini innocenti furono presi in ostaggio e trasportati su un camion presso la Torre di Palidoro, per essere fucilati.
Salvo D’Acquisto provò fino alla fine a convincere l’ufficiale tedesco della casualità dell’accaduto, ma fu tutto inutile. I tedeschi obbligarono gli ostaggi a scavare le proprie fosse e alcuni dovettero scavare con le mani per la penuria di pale. Man mano che i minuti trascorrevano si faceva sempre più chiaro il terribile destino che attendeva i malcapitati. Le SS, dopo le minacce, avevano ormai intenzione di passare alle vie di fatto. Scavando quella maledetta buca gli uomini erano certi che di lì a poco sarebbero stati fucilati.
Pur se estraneo ai fatti, il vice brigadiere, allora, per salvare i cittadini innocenti, si autoaccusò come unico responsabile dell’attentato e chiese la liberazione degli ostaggi. I tedeschi erano consapevoli dell’innocenza di D’Acquisto ma furono spiazzati dal comportamento del carabiniere.

Era il 23 settembre del 1943…

Questa è la testimonianza di Angelo Amadio, uno dei superstiti creduto dai tedeschi un carabiniere e pertanto trattenuto per farlo assistere alla esecuzione:
« All’ultimo momento, contro ogni nostra aspettativa, fummo tutti rilasciati eccetto il vicebrigadiere D’Acquisto. … Ci eravamo già rassegnati al nostro destino, quando il sottufficiale parlamentò con un ufficiale tedesco a mezzo dell’interprete. Cosa disse il D’Acquisto all’ufficiale in parola non c’è dato di conoscere. Sta di fatto che dopo poco fummo tutti rilasciati: io fui l’ultimo ad allontanarmi da detta località. »
I 22 prigionieri furono lasciati liberi e immediatamente si diedero alla fuga, lasciando il sottufficiale italiano già dentro alla fossa, dinanzi al plotone d’esecuzione
Alla fuga si unì immediatamente dopo Amadio, quando riuscì a dimostrare, presentando i suoi documenti, che in realtà era un operaio delle ferrovie e non un carabiniere.
Mentre correva, fece in tempo a sentire la scarica di proiettili che portavano a termine l’esecuzione.
Si girò e vide un ulteriore colpo sparato da un graduato tedesco al corpo già riverso per terra ed i soldati ricoprire il corpo di D’Acquisto con il terriccio, spostandolo con i piedi.
“Quantunque malmenato e a volta anche bastonato dai suoi guardiani, il D’Acquisto serbò un contegno calmo e dignitoso”, come ebbe a riferire in seguito Wanda Baglioni, una testimone oculare.
Il coraggio del carabiniere colpì anche le stesse SS, che il giorno dopo, secondo quanto testimoniato ancora dalla Baglioni, le riferirono: “Il vostro Brigadiere è morto da eroe. Impassibile anche di fronte alla morte.”

salvo_d_acquisto-3Dopo una decina di giorni che il corpo del Vice Brigadiere era esposto alle intemperie, perché non sepolto del tutto, alcune donne andarono dal prete del posto per convincerlo a dare una cristiana sepoltura a quel giovane, che aveva salvato la vita ai propri uomini. Ma il prete, impaurito, si oppose. Furono, pertanto, le donne stesse che andarono a prendere il corpo e lo seppellirono nel cimitero.
Salvo D’Acquisto morì a soli ventitré anni. Il suo martirio impedì alla barbarie nazista di abbattersi su dei civili innocenti. Una vicenda commovente che consegna alla storia l’estremo ed indelebile sacrificio del vice brigadiere. Il 25 febbraio del 1945 fu conferita al sottufficiale la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione “Esempio luminoso di altruismo, spinto fino alla suprema rinunzia della vita, sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, era stato condotto dalle orde naziste, insieme con 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, pur essi innocenti, non esitava a dichiararsi unico responsabile d’un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così, da solo, impavido la morte, imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa dell’Arma”.
Le sue spoglie sono conservate nella prima cappella sulla sinistra, adiacente all’ingresso, della Basilica di Santa Chiara di Napoli.