Salvator Rosa nacque nel piccolo villaggio dell’Arenella, situato su una collina sopra la baia di Napoli, nel 1615, probabilmente il 20 giugno.  Continuò a mantenere sia il dialetto che il modo di gesticolare napoletani per tutta la sua vita, e considerò sempre Napoli come un posto paradisiaco, anche se disprezzava alcune delle sue usanze. Dopo la prematura morte del padre, fu abbandonato dalla madre e ricevette un’educazione alquanto ortodossa da organizzazioni caritatevoli.  Spesso non andava a scuola e sui muri della sua camera da letto,  faceva schizzi usando pezzi di legno bruciati.  Una volta fu severamente frustato per aver decorato in questo modo i muri di una cappella. Era simultaneamente tentato e repulso dal sontuoso sibaritismo della città di Napoli- ‘tutta frilli e frivolezza come il suo popolo’, come de Sade scrisse in seguito, ‘tutti quelli che hanno cercato di usare i napoletani per affermare il loro potere; ne sono rimasti indeboliti nella volontà ed infiacchiti’.
river-landscape-with-apollo-and-the-cumaen-sibyl-by-salvator-rosa-c-1655
Destinato a prendere i voti, Rosa entrò nel noviziato in un monastero locale, dove ricevette una educazione classica che poi sì rivelò nei suoi dipinti e poemi, guadagnandosi così il risentimento dei prelati.  All’età di sedici anni, nel 1631 (l’anno della violenta eruzione del Vesuvio), abbandonò il noviziato e si rifugiò sugli altopiani della Calabria:“se non c’è altra religione che questa del papa e dei cardinali, allora è meglio cadere nell’imboscata del drago e nella sua tana”, fu sentito dire.  È stato fondamentale per guadagnare l’ammirazione degli inglesi che Rosa abbia ripudiato la sottomissione alla chiesa ‘fuggendo in bellissimi territori selvatici…che l’arte moderna non ha violato’, per citare la sua biografa irlandese protestante, Lady Morgan nel 1824. ‘Pieni di difficoltà e pericolo potevano attrarre solo qualcuno che fosse solitario e orgoglioso d’animo, che potesse trovare nell’inviolata solitudine della natura, la magnifica ed illimitata combinazione del sublime e del terrore’.  Molte storie romantiche sono state inventate su Salvator Rosa. Si è detto che avesse fatto parte di una banda di briganti. Dumas lo ha rappresentato come intimo amico di Masaniello, il bel pescatore che nel 1647 fu a capo di un’insurrezione contro il viceré e per un breve periodo governò arbitrariamente la città di Napoli. Però dopo qualche giorno di governo il principe-pescatore ebbe una violenta crisi nervosa ed essendosi strappato gli abiti di dosso, durante una lite dal pulpito fu ucciso da un tornado di proiettili sparati dai sicari. Rosa lodò Masaniello. Tuttavia la storia della Compagnia della Morte, una banda di artisti napoletani che vagava per la città uccidendo soldati spagnoli sembra essere pura mitologia.
rosa-pythagoras-300x208
Rosa comincio’ a dipingere prima di lasciare Napoli per Roma nel 1635, in seguito si trasferì a Firenze. In entrambi i posti fu poeta, pittore, attore satirico e attore da strada. Come ogni ambizioso artista barocco, principalmente dipinse ritratti e quadri con soggetto sacro o di storia classica. In questi ultimi nascondeva messaggi in codice: come il quadro che ritrae Diogene il Cinico accovacciato dentro il suo barile,  che rifiuta di conversare con Alessandro Magno, conquistatore del mondo. Questa era una dichiarazione della sua misantropia e sprezzante indipendenza  dai suoi mecenati. Le immagini  letterarie erano importanti nel suo lavoro. Chiedeva idee ai suoi amici poeti, e saccheggiava gli scritti degli stoici cercando immagini da usare.  Infatti egli stesso si definiva uno stoico e si identificava con Timone di Atene: la sua satira ‘la Guerra’ è costruita come un dialogo tra lui stesso e Timone sul dispotismo.
filosofi tra le rovine classiche
Il suo famoso autoritratto, nel quale si raffigura come un filosofo, dimostra quanto la filosofia morale fosse importante per lui. Lodava la virtù ed il trionfo di coloro che erano virtuosi.  Il suo disprezzo era quello di un uomo preso dall’angoscia causata dalla corruzione che lo circonda, e la sua passione per i valori morali contribuiva al suo isolamento. Gli altri pittori erano invidiosi dei suoi interessi letterari, e gli intellettuali erano diffidenti nei confronti dei suoi valori morali.

Self-portrait_by_Salvator_Rosa

da

Gothic, Richard Davenport-Hines, Fourth Estate, London

Simona Caruso

Clicca qui per la Storia ed altri articoli su Salvator Rosa