La vecchia megera, il vecchio e la figura velata costituiscono un’immagine di inganno e tradimento. È come se non fossero coscienti di quelli che li circondano: infatti, sebbene ci siano diversi gruppi di persone nel quadro, nessuno presta attenzione agli altri.  Questo è il richiamo di Rosa al fatto che gli individui posseggono un mondo interno fatto di paure e fantasie, e alla loro potenziale frivolezza.

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Il centro del quadro è dominato da un tronco d’albero secco con un cadavere con il volto deformato da una smorfia che pende da un suo ramo; questa immagine centrale rappresenta la totale inversione dei valori cristiani. L’albero morto è l’antitesi dell’albero della vita. C’è un teschio vicino alla base del tronco, come del resto si trova nella maggior parte dei quadri sulla crocifissione, poiché il legno della croce del Cristo proveniva da un alberello cresciuto dall’albero della vita, che era stato piantato nella bocca di Adamo dopo la sua morte. Il corpo ricorda quello di Giuda, il traditore, che si impiccò, e sebbene sia dannato in quanto suicida, una donna ai suoi piedi gli offre dell’incenso. Questa donna è il negativo di Maria Maddalena. Allo stesso tempo una strega sta tagliando le unghie dei piedi all’impiccato per farne uso nelle sue pozioni magiche. In primo piano sotto al cadavere dell’impiccato, si può scorgere una ragazza nuda che guarda in uno specchio davanti al quale tiene una piccola statuetta di cera raffigurante un uomo che si riflette opaco nel vetro. Le donne sono piegate e concentrate in atti di possessione manipolatrice. La loro invidia ed atteggiamenti subdoli sono più repellenti della loro lussuria. Il Desiderio illecito, che dipinge lo sfondo di gran parte della letteratura gotica, è anche il potere che controlla la loro attenzione.

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Sulla loro destra una vecchia pesta interiora in un mortaio usando un pestello fatto di osso. Dietro la vecchia un cavaliere in armatura, accovacciato nel circolo magico, da` fuoco ad un coniglio bianco, il cavaliere, tuttavia, è piegato in segno di sottomissione e viene picchiato con una scopa da un uomo vestito da poeta, che a sua volta prende in mano un cuore sanguinante, portogli sulla punta della spada che lo ha trafitto, da un negromante barbuto.  Dietro il poeta si solleva minaccioso e terribile lo scheletro di un grosso rapace. Sulla destra del quadro due streghe si avvicinano a cavallo di mostri bizzarri; rappresentano figure inique di donne che distruggono la fertilità e l’allattamento: una di loro con espressione arcigna afferra un bambino innocente in fasce che deve essere sacrificato.  L’alba che si sta avvicinando e’ indicata da un blu sporco e da strisce dorate sull’orizzonte.  Rosa forse aveva in mente uno stile burlesco quando dipinse ‘scene di stregoneria‘: la malvagità e’ così evidente ed indaffarata in questo dipinto, e le figure dei vecchi sono così grottesche, così potenzialmente comiche, con i loro volti atteggiati a smorfia, da ricordare il caratteristico teatro da strada napoletano.  Anche nei più profondi estremismi dell’immaginazione gotica l’evasione data dal burlesco e dalla parodia non è mai troppo lontana.

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Esiste certamente un elemento burlesco nel poema sulla stregoneria di Salvator Rosa, ‘La Strega’.
Esso ci racconta di Phyllis, che minaccia di usare incantesimi infernali sul suo amato che la ha rinnegata. Fa la lista di ingredienti per attirare le forze del male, e vuole bruciare l’immagine di cera del suo amante perché ‘quando arde la finta arda la vera’. Questo poema veniva accompagnato dalla musica, e ‘cantato da un soprano o forse un tenore.  In una notte buia, può aver a suo tempo, fatto venire i brividi lungo la schiena’. I brividi che corrono lungo la spina dorsale sono uno dei principali effetti del gotico, o piuttosto un effetto principale del gotico nel mondo moderno.

La Strega

All’incanto, all’incanto!
E chi non mosse il ciel, mova Acheronte.
io vo’ magici modi
tentar, profano note,
erbe diverse e nodi,
ciò che arrestar può le celesti rote.
Mago circolo,
onde gelide,
pesci varii,
acque chimiche,
neri balsami,
miste polveri,
pietre mistiche,
serpi e nottole,
sangui putridi!
Molli viscere,
secche mummie,
ossa e vermini,
suffumigi ch’anneriscono,
voci orribili che spaventino,
stille fetide che corrompano,
ch’offuschino,
che gelino,
che guastino,
ch’ancidono,
che vincan l’onde stigie.
In quest’atra caverna,
ove non giunse mai raggio di sole,
dalle tartaree scuole
trarrò la turba inferna:
farò che un nero spirito
arda un cipresso un mirto.
e mentre a poco a poco
vi struggerò l’imago sua di cera,
farò che a ignoto foco
sua viva imago péra,
e quando arde la finta arda la vera.

Salvator Rosa

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Da

Gothic

Richard Davenport-Hines

Fourth Estate London

Simona Caruso

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