Questo senso di isolamento era acuito dal fatto che le sue ambizioni artistiche erano costantemente ostacolate dai gusti consumistici dei suoi contemporanei.  Rosa desiderava disperatamente commissioni per dipingere complessi dipinti storici e allegorici – La Fortuna e il Martirio di  Attilio Regolo sono ambiziosi esempi di questo genere – ma il prestigio del papato ere in declino in questo periodo, ed il mecenatismo romano non era affidabile. Non riuscendo a trovare mecenati potenti, cercò di rendere le sue opere più popolari vendendole a coloro che avrebbero poi costituito la borghesia.  I tradizionali dipinti di paesaggi che erano emersi nel medioevo – decorativi con riferimenti storici – venivano superati dai nuovi stili del XVII secolo.  Qualche artista produsse quadri in cui i paesaggi erano più importanti delle persone e degli oggetti. Il supremo talento di Rosa era quello di dipingere paesaggi selvaggi e desolati.  Vedeva la disperazione della terra e della condizione umana rappresentata nell’aspro paesaggio calabrese. Disprezzava clienti che acquistavano quadri che ritraevano paesaggi bucolici e poetici ignorando la crudezza della natura.  Vedeva tali persone come individui emotivamente falsi: ‘ciò che odiano nella vita reale, vogliono vederlo rappresentato in un quadro’.  Anche gli intenditori di arte romani lo esasperavano: ‘vogliono sempre i miei paesaggi piccoli, sempre, sempre quelli piccoli’.  Il successo di questi dipinti sembrava una beffa delle sue ambizioni intellettuali, e lo fece trincerare dentro una rabbia sdegnosa che lo accompagnò per tutto il resto della sua vita. Disprezzava alcune delle sue opere migliori e si arrabbiava con i loro ammiratori. Insultava i suoi clienti, una volta disse a uno di loro, che fece dei suggerimenti per un quadro: ‘vai da un muratore, perché loro prendono ordini’.  Anche se per la fine del sesto decennio del 1600 vi era una richiesta internazionale delle sue opere, Rosa cominciò a diventare popolare in Inghilterra solo dopo la sua morte, quando divenne, in particolare,  parte del gusto inglese o meglio britannico.
16 Salvator Rosa - Il martirio di Attilio Regolo
Il suo ‘Scene di Stregoneria‘, per esempio, fu acquistato dal primo Lord Spencer, ed fu esposto ad Althorp (è ora nella National Gallery a Londra). Mentre Rosa era ancora in vita, il quadro apparteneva al collezionista romano Carlo de Rossi, ed era il fulcro dell’attenzione quando mostrava ad i suoi amici la sua collezione privata.  De Rossi lo teneva a coperto  con una tenda, che apriva per ultimo quando aveva mostrato ad i suoi ospiti tutte le altre opere. È la quintessenza di un’immagine gotica, eccessiva ed evasiva allo stesso tempo.  Sulla sinistra vi è dipinta un’orribile megera che sta guidando un giovane innocente bendato al centro del quadro; li vicino un vecchio sostiene uno scheletro tirato per metà fuori dal suo sarcofago così che un Suso compagno può forzare le dita scheletriche a scrivere un falso o a inscrivere una profezia. Sullo sfondo una figura velata gelidamente minacciosa ha in mano delle candele.  Quest’ultima richiama le figure drappeggiate che circondano la Vergine negli affreschi del Mantegna, allo stesso tempo questi drappeggi, dipinti dal Rosa evocano anche quelli di un sudario o quelli indossati dai lebbrosi.

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da

Gothic

Richard Davenport-Hines

Fourth Estate

London

Simona Caruso

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