Come il gioco delle parti vuole, dopo le dichiarazioni dei familiari dei detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere – luogo di una rivolta il 6 aprile scorso a causa della positività di un condannato – stavolta tocca alla polizia penitenziaria, che smentisce di aver commesso azioni punitive nei confronti dei rivoltosi. A dichiararlo, Paolo Di Riso – sindacalista dell’Uspp e anche assessore del Comune di Santa Maria Capua Vetere – “Noi poliziotti siamo cittadini e padri di famiglia come chi è dietro le sbarre, non siamo picchiatori. Peraltro durante le proteste dei detenuti anche degli agenti sono rimasti contusi, ma nessuno l’ha detto. E’ ovvio che durante una protesta non pacifica come quella fatta dai detenuti, qualcuno può farsi male, ma parlare di ritorsioni verso i reclusi è falso e ingiusto“.

Dall’altra parte del guado, i detenuti e i loro familiari – che hanno denunciato con audio e qualche foto maltrattamenti e ritorsioni nei confronti dei loro parenti da parte degli agenti; rei anche, secondo la versione dei carcerati, di averli minacciati con olio bollente e spranghe, poi sequestrate nelle celle. A dirimere la questione, sarà ovviamente la Procura del comune casertano – che ha aperto un’inchiesta in merito e porta avanti le indagini proprio in questi giorni.

Oltretutto, per bocca dello stesso Di Riso, i detenuti denuncerebbero “carenze igienico-sanitarie nella sezione Covid-19 del carcere, dove vengono portati i casi positivi o che presentano sintomi sospetti“.