Era il 30 luglio scorso quando in provincia di Salerno, nelle campagne del Cilento, furono scoperti rifiuti tossici interrati. Sacchi di juta, bidoni di plastica, fanghi tossici sotterrati a più strati nel cuore del Parco nazionale: due terreni in particolare, di circa 50 metri quadrati, posti sotto sequestro. Al tempo, il procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania Antonio Ricci diede ordine di scavare a Salento, in località Piana. A distanza di un mese, emergono novità importanti, che se dovessero trovare ulteriori conferme, renderebbero la vicenda ancora più inquietante: a quanto pare, tra i tanti documenti acquisiti dagli inquirenti, è venuta fuori una nota dell’Asl, che nel 1995, chiese all’amministrazione comunale di “provvedere a far ricoprire con terreno di riporto, da compattare opportunamente, le lettiere e la vasca di raccolta dei rifiuti organici“.

Ma non è tutto: sempre grazie alle indagini, condotte dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia Ambientale, è spuntata la relazione di un consulente della Procura che suggeriva, già allora, di estrarre quei rifiuti e bonificare l’area interessata. Un consiglio caduto nel vuoto, che ha comportato una conseguenza drammatica: i rifiuti, molti dei quali tossici, sono rimasti per 25 anni nel terreno.

Sulla vicenda, si è espresso anche il Ministro dell’ambiente Sergio Costa, che a margine del Giffoni Film Festival tenutosi qualche giorno fa, ha sottolineato l’impegno del proprio dicastero: “come ministero dell’Ambiente, oltre che come persona, siamo disponibili anche ad aiutare, se occorresse, la magistratura, non in termini investigativi, ma in termini di risorse per quello che poi significa sanificare e bonificare e ripristinare lo stato dei luoghi di quel territorio. Ciò, ovviamente, è legato alla Campania, alla provincia di Salerno, ma noi lo stiamo estendendo in tutta Italia“.