Greenpeace ha lanciato oggi, una giornata di Brand Audit in diverse spiagge e città italiane, per creare una mappa globale dei rifiuti in plastica presenti sulle spiagge e nel mare e individuare quali sono i marchi maggiormente responsabili di questo disastro.

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è imbattuto in un rifiuto di plastica sulla spiaggia e molto probabilmente lo ha raccolto e gettato nel cestino. Altrettanto spesso capita di tornare qualche giorno dopo nella stessa spiaggia e trovarla nuovamente piena di rifiuti in plastica. Una massiccia operazione di pulizia può permettere di rimuovere buona parte della plastica facendola confluire nella raccolta differenziata. Ma il riciclo funziona davvero? Per anni ci è stato detto che è la soluzione per risolvere il problema dell’inquinamento da plastica ma la realtà è che, dagli anni ’50 ad oggi, meno del 10% della plastica prodotta è stata correttamente riciclata, mentre il resto è finita negli inceneritori, nelle discariche o dispersa nell’ambiente e di conseguenza in mare.
E la percentuale di riciclo, nonostante sia aumentata negli ultimi anni, in Italia è oggi pari a circa il 40%. Ciò dimostra che la responsabilità di questo inquinamento non può ricadere solo su noi cittadini, ma sono piuttosto le grandi aziende, che continuano ad immettere sul mercato enormi quantità di plastica monouso senza darci delle reali alternative, a doversi assumere le proprie responsabilità! E’ per questo che, insieme ad altre organizzazioni che fanno parte della coalizione internazionale #Breackfreefromplastic, Greenpeace ha deciso di puntare i riflettori proprio su quei grandi marchi che usano quantità enormi di plastica usa e getta.