A tre mesi dalla chiusura, un unicum nei centosessant’anni di storia del bar aperto nel 1860, lunedì il Gran Caffè Gambrinus torna ad accogliere i propri clienti tra le statue e gli stucchi ottocenteschi dei suoi salottini liberty, un tempo meta delle élites locali e nazionali.

L’annuncio è arrivato dai titolari, Antonio Sergio e Massimiliano Rosati, che all’Ansa hanno rilasciato una dichiarazione: “Non vedevamo l’ora di poter riaprire, per dare un segnale alla città ma anche ai dipendenti che ci sono stati vicino in questi mesi di cassa integrazione. Il nostro auspicio è pian piano di poterli far lavorare tutti a pieno regime“. Sono quindici i dipendenti impiegati nel locale e finiti in cassintegrazione, ai quali si aggiungevano altri trenta lavoratori. Lo scorso 5 novembre, nonostante la Campania fosse entrata in zona gialla, gli imprenditori avevano scelto di chiudere i battenti dello storico locale, perchè, a fronte di misure ritenute giuste per contenere i contagi, non erano emersi aiuti statali utili ad alleviare il peso dei costi, sempre più difficili da gestire dopo il lockdown e le successive misure restrittive, che avevano ridotto drasticamente i flussi turistici e avevano allontanato i napoletani da piazza del Plebiscito e non solo. Un quadro che sembra molto diverso da quello emerso ieri, quando, complice il bel tempo, migliaia di persone si sono riversate nelle strade del centro fino a raggiungere il lungomare e le vie dello shopping. I ritmi lavorativi sembrano poter migliorare, quindi, scongiurando assembramenti o altri comportamenti irresponsabili, anche lo storico caffè letterario di Napoli riprende l’attività dalle ore 07.00 di lunedì.

L’auspicio è che, dopo questa riapertura, i napoletani e i turisti non debbano più privarsi dell’atmosfera di un luogo di cultura, un tempo “Fornitore della Real Casa”, dal quale sono passati personaggi illustri del calibro di Gabriele D’Annunzio, Benedetto Croce, Jean Paul Sartre, Ernest Hemingway, Totò, i fratelli De Filippo e numerosi Presidenti della Repubblica.