Il film, che vede alla regia Alejandro González Iñárritu, è ambientato nella prima metà del diciannovesimo secolo. Un gruppo di una cinquantina di soldati-mercenari-cacciatori si avventurano in terre non ancora esplorate, per uccidere animali da pelliccia e raccogliere quante più pelli possibile. Glass (Leonardo DiCaprio), lo “scout”, la guida che conosce i territori aspri e difficili, nei quali si sono addentrati, come il palmo della sua mano, deve assicurarsi che tutti facciano ritorno sani e salvi al forte, ma la sua preoccupazione principale è proteggere suo figlio, un ragazzo indiano. Dopo un’imboscata dei pellerossa, il gruppo fortemente decimato, batte in ritirata. Una mattina mentre va in avanscoperta, Glass viene attaccato ferocemente da un grizzly, che lo lascia quasi morto.  Fitzgerald (Tom Hardy), uno dei membri del gruppo accetta, dietro compenso, di restare per dargli sepoltura, invece lo tradisce in maniera orrenda. E’ la volontà di vendicarsi che darà al protagonista la forza di sopravvivere, e porterà lui e noi in un viaggio incredibile, sia per gli scenari che per la crudezza e la brutalitàdelle scene.  

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La pellicola e’ basata sull’omonimo romanzo del 2003 di Michael Punke ed è in parte ispirata alla vita del cacciatore di pelli Hugh Glass, vissuto tra il Settecento e l’Ottocento, che nel 1823, durante una spedizione commerciale nei territori alla fonte del Missouri, fu abbandonato in fin di vita dai suoi compagni, riuscendo tuttavia a sopravvivere. La figura di Hawk (Forrest Goodluck), il figlio di Glass, non è presente nel libro, ne nella documentazione storica, ma è stata introdotta per dare più spessore emotivo e complessitàal personaggio di Di Caprio.

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Il mondo descritto da  Revenant – Redivivo è un mondo semplice e brutale, dualistico, manicheo: c’è il gelo della neve, il calore del fuoco; l’oscurità  e la luce; il male ed il bene; ma soprattutto ci sono uomini come Glass ed uomini come Fitzgerald. Il film è caratterizzato da iperrealismo ed essenzialità, insoliti per lo stile ricco e sofisticato di Iñárritu. La performance di Di Caprio e` eccellente, poichè non lascia che le sue estreme, e talvolta incredibili sofferenze fisiche, le sue ferite cruenti e brutali, prendano il sopravvento e distraggano la nostra attenzione dalle sue sofferenze interiori, che sono il vero filo conduttore di tutto il film. Unico punto debole della narrazione sono i dialoghi che in alcuni punti sono abbastanza scontati e poco originali…il Non ho paura di morire: sono già morto una volta” suona pomposo e ritrito. La sua forza narrativa è forse proprio nei silenzi, nella fotografia e nella cinematografia che sono di ampio respiro ed allo stesso tempo mettono in risalto un territorio quasi primordiale, non ancora raggiunto dalla “civiltà”.

Simona Caruso

***** 4/5