Inside Out – la nostra recensione

Riley è una felice ragazzina, del Midwest di 11 anni che ama l’hokey, ma il suo mondo viene sconvolto quando lei ed i suoi genitori si trasferiscono a San Francisco. Le emozioni di Riley – gioia, tristezza, rabbia, disgusto e paura, capitanate da gioia- cercano di guidarla attraverso questo difficile, evento che le cambia la vita. Tuttavia, lo stress del trasferimento porta tristezza in primo piano. Quando gioia e tristezza sono inavvertitamente spazzate nei lontani recessi della mente di Riley, le uniche emozioni lasciate in sede centrale sono rabbia, paura e disgusto…ed è qui che cominciano i guai…

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Divertentissima animazione della Pixar (Walt Disney), è un fantastico viaggio all’interno della mente umana e non, che tramite la personificazione delle emozioni, la costruzione di una vera e propria città all’interno della nostra testa – con isole (l’isola della famiglia, dell’amicizia etc.) e villaggi e persino uno studio cinematografico, dove si fabbricano i sogni – e con il treno dei pensieri che collega le varie parti, ci dà una spiegazione grafica è visiva di come la nostra mente sia strutturate e funzioni secondo le teorie psicologiche.

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Differentemente da ‘Viaggio Allucinante’ di Richard Fleischer film del 1966, tratto dal racconto di Otto Klement e Jerome Bixby, che descrive la miniaturizzazione dei protagonisti che devono viaggiare fisicamente all’interno del corpo umano, per salvare la vita di un  paziente, ‘Inside Out’ è un viaggio nella mente umana dove le emozioni stesse diventano personaggi e ci fanno capire, in maniera allegorica è molto divertente, non solo di come la nostra personalità, e la nostra intelligenza emotiva dipendano da una gestione equilibrata di tutte le emozioni, ma anche dell’importanza e del ruolo che ogni singola emozione ha nella creazione dell’equilibrio. Morale della storia: è un film sia per adulti che per bambini perché parla con lingue diverse alle diverse età. Ognuno avrà qualcosa da capire e da portare con se…

Voto:  *****

Simona Caruso