Fury

‘This is hell!’ – Questo è l’inferno! è la prima cosa che mi è venuta in mente durante le sequenze di apertura del film!

Fury, scritto, diretto e prodotto da David Ayer, con Brad Pitt, Shia LaBeouf e Logan Lerman, è un film ambientato in Germania nel 1945, alla fine del secondo conflitto mondiale. Nonostante la Germania sia oramai in ginocchio, le sue truppe composte anche da donne e bambini, combattono con l’accanimento e la pericolosità della disperazione. E’ la storia del sergente Don Collier (Brad Pitt), del suo manipolo di soldati e del tank Sherman, chiamato Fury, alla volta di un’ultima missione contro trecento soldati tedeschi, un’ultimo fronte prima della fine della guerra. Ma è anche la storia di Norman Ellison, il giovane soldato venuto a rimpiazzare il tiratore morto in combattimento, e degli altri tre membri del gruppo di combattenti tutti veterani, oramai, della guerra; è la descrizione della relazione di amicizia e rispetto di questi cinque uomini, e di come la guerra forgi i rapporti tra le persone.  Dan si prende cura di Norman in modo poco ortodosso per insegnargli a sopravvivere e ad essere parte “funzionante” del gruppo. Il film non è originale nella trama nè presenta sorprese, ma questa non è il suo intento,  vuole essere un ritratto universale ed eterno della vera natura della guerra, di come non ci siano in realtà vincitori in una situazione di conflitto.

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Come Salvate il Soldato Ryan di Spielberg, ed altri film di guerra dagli anni 80 in poi, vuole mettere in primo piano la brutalità di un conflitto, senza mezzi termini. Brad Pitt in particolare esprime con convinzione il disgusto e la rabbia che prova verso se stesso e come la guerra lo abbia trasformato. E’ interessante anche notare la relazione uomo-macchina, visto che gran parte delle scene sono girate dentro o nell’immediata prossimità di un tank, di come queste due entità sembrano compensarsi e completarsi a vicenda in un rapporto simbiotico.  

Il film è altamente raccomandato per il realismo visuale delle battaglie, ma soprattutto per la delineazione emotiva dei personaggi.

Simona Caruso

CIFURY