Sembra ancora lontana una soluzione al problema del randagismo nel sud Italia. I dati emersi dall’indagine del LAV Lega Antivivisezione del 2018, mostrano come molte regioni del Mezzogiorno siano il fanalino di coda nella gestione del problema. Su 114.866 cani presenti nei canili, il 72% si trova in quelli del sud, il quale disloca nelle sue varie regioni il 44% dei canili dell’intero territorio nazionale. Lombardia e Campania detengono il primato di entrate nei canili nel 2017, rispettivamente 10.593 e 10.360. Ciò potrebbe far pensare che sia la Lombardia a soffrire maggiormente il randagismo. In realtà le discrepanze si notano nelle effettive restituzioni dei cani ai detentori, 86% in Lombardia e solo 9% in Campania. A livello nazionale si registrano il 69% di restituzioni al nord, mentre solo il 6% al sud e nelle isole.

Qui viene a galla uno dei maggiori problemi del sud nell’affrontare il randagismo: gli amici a quattro zampe non risultano identificati con il microchip né tantomeno registrati all’anagrafe canina regionale. Questi non posseggono alcun documento di identità che ne attesti la provenienza, la data di nascita e gli eventuali proprietari se si parla di abbandono. Le mancate restituzioni ai diretti proprietari ne sono la testimonianza diretta. Addirittura in Sicilia, su 8.673 entrate nei canili nel 2017, solo l’1% ha ritrovato la via di casa. Tutto ciò non può che comportare sofferenze ai cani, traumatizzati dalla strada, dall’abbandono e costretti a una vita di stenti. Non a caso si registra un alto tasso di mortalità in queste situazioni in cui proliferano il mal nutrimento, la diffusione di parassiti e malattie infettive. Mancando un turn over tra chi arriva e chi va via, le spese aumentano, le condizioni peggiorano e i tempi di permanenza all’interno dei rifugi si allungano a dismisura.

Senza contare che ogni cane presente in un canile, ha un costo quotidiano per l’intera comunità. Secondo una circolare del Ministero della salute un cane costa mediamente 3.50 euro al giorno. La Campania ad esempio, paga circa 58.180 euro ogni giorno e 21.235.882 euro ogni anno. Cifre importanti, che potrebbero essere drasticamente ridotte se ci fosse un cambio di mentalità dei cittadini nel prendersi cura dei cani e una spinta da parte delle istituzioni nel promuovere le adozioni incentivando con buoni acquisti per il cibo e con rimborsi per le spese veterinarie. In media, un farmaco animale costa cinque volte in più di un farmaco umano. Stesso discorso per le detrazioni Irpef: qualsiasi sia il numero di animali che una famiglia possiede in casa, il massimo della detrazione annua è di soli 49.06 euro.

Dunque lo strumento dell’adozione, così come quello della sterilizzazione preventiva, diventano fondamentali per oliare un meccanismo che innanzitutto miri a tutelare i diritti degli animali e in secondo luogo ad un risparmio di denaro per la comunità. Allo stesso modo a lottare contro l’abbandono, ancora diffusissimo, al nord come al sud. Fenomeno, quest’ultimo, inquadrato come reato dall’articolo 727 del codice penale che prevede la detenzione fino a un anno e multe dai 1000 ai 10 mila euro.

Da un punto di vista giuridico esiste dal 1991 la legge 281/91, nata con l’obiettivo di prevenire il fenomeno del randagismo e di offrire contenuti di massima da strutturare poi a livello regionale. Per quanto concerne la Campania nell’aprile scorso è stato raggiunto un obiettivo importante in tal senso. Il Consiglio regionale, dopo due anni di lavoro, è riuscito ad emanare una legge, che modifica e arricchisce la numero 16 del 2001. Divieto di tenere un animale in catene, divieto di adozione verso stalli o strutture transitorie, la presenza di almeno un operaio ogni 200 cani nei canili e una maggiore informatizzazione dei registri anagrafici sono gli elementi salienti che potrebbero garantire una tutela maggiore dei diritti degli animali.