Il racconto di questa settimana è di Maria Chiara Giannattasio. Si tratta di un battesimo letterario: è questa, infatti, la sua prima volta. Leggetela con la grande attenzione che merita un esordio.

“Pensa per te stessa”

Maria Chiara Giannattasio

Ne avevo sentite di storie, eppure la sua restava la più singolare. ‘’Come ha deciso di iniziare a scrivere?’’ domandavo dopo le solite formali presentazioni agli scrittori che intervistavo.

Fu in uno dei miei tanti pomeriggi di lavoro che mi colpì la risposta di una donna sulla trentina, ben curata.

Mi raccontò di un regalo che aveva ricevuto dalla sua migliore amica, un diario per l’esattezza, di cui non aveva la minima idea di cosa fare. Rimasi perplessa, la mia domanda era un’altra. Prese a gesticolare indicando le dimensioni del diario, mi parlò con occhi scintillanti dei bellissimi colori pastello con cui era disegnata la copertina, poi si interruppe. Fece un respiro profondo e proseguì. Mai fui pervasa da così tanta curiosità. Mi raccontò della scritta stampata sul diario: ‘pensa per te stesso’.

‘’Ha presente la forte convinzione che abbiamo di vivere nella nostra dimensione, di sentirci nel nostro tempo?’’ mi chiese. Non seppi rispondere. Mi spiegò di averla persa, quella convinzione, di aver creduto per tanto tempo di aver fatto le scelte giuste, ma una sera dimenticò il diario sul comodino. Quella scritta la fissava, sembrava domandarle ‘pensi per te stessa’? E un semplice pensiero cambiò tutto, radicalmente. Non si era mai presa cura dei suoi pensieri, delle sue domande, delle sue paure. Prima di rispondersi aprì il diario, senza pensarci troppo. Sfiorò piano le pagine e annusò il profumo di carta nuova, poi impugnò una penna e iniziò a vomitare pensieri, paure, desideri che trasformava in frasi ordinate. Era intimamente in contatto con se stessa. Scrisse la notte dopo, e la notte seguente ancora. Era nel suo tempo, finalmente. Passarono i mesi e il diario terminò le sue pagine. Aveva scritto così tanto su quel diario fino a poco prima sconosciuto, che quasi non le sembrò vero. Trascorse una notte a fissarlo lì, sul comodino, strapieno di parole e tasselli del suo puzzle e decise che avrebbe comprato una macchina da scrivere. ‘’Si, l’avrei comprata e avrei scritto per il resto dei miei giorni’’ disse, poi si interruppe di nuovo. Fece un lungo respiro, poi sorrise. Volevo conoscere la fine della storia, ma compresi subito che la fine non era arrivata neanche nella vita reale e che la sua scrittura era in pieno decollo, così le augurai sinceramente ogni bene, le sorrisi e la salutai accompagnandola alla porta. Il tempo dell’intervista era terminato, senza che ce ne accorgessimo. ‘’Che grande storia’’ pensai.