Comincia così la riflessione sul mondo femminile dell’Officina delle parole, laboratorio di scrittura creativa di Vincenza Alfano, presso la libreria Iocisto. Partiamo dal  tenero e sapiente racconto di Valeria Leone in cui le donne sono ancora piccole donne che guardando già al futuro  lo mettono in scena a modo loro.

Mamme in gioco

Valeria Leone

       –     Signora Ludovica, ha ancora la febbre il suo bambino? –

–     No, solo un po’ di raffreddore –

–     Cosa gli ha portato per merenda? –

  • Pane e burro e marmellata –
  • Alla mia non piace, vuole solo i biscotti con la Nutella
  • Che ci vuole fare! Sono bambini e fanno i capricci. Giacomino per esempio non mi ha fatto chiudere occhio questa notte, perché perdeva sempre il ciuccio. –
  • Come la capisco! Maria Cristina non ne vuole sapere di fare il riposino di pomeriggio. –
  • Che belle trecce che ha, signora Daniela. Gliele ha fatte il parrucchiere? –
  • No, sono capace da sola. –

Qui Daniela si alza sui tacchi delle sue scarpe debordanti, con una punta di orgoglio per le sue dichiarate capacità, che le fanno per un momento superare la soggezione per la sua statura minuta. Rigira la carrozzina, dietro suggerimento di Ludovica, che vede in quella soluzione l’unico espediente per allungare la loro passeggiata.

Si somigliano un poco le due dialoganti. Hanno entrambe degli occhi verdi cangianti ed il naso all’insù e, guarda la combinazione, un abbigliamento molto simile tra loro.

Ad un occhio più attento si percepisce  tuttavia una certa dominanza di Ludovica su Daniela nel condurre la relazione e nel prendere anche le più banali decisioni.

Ha anche un passo più deciso, una voce meglio impostata, un’aria un po’ saccente. Maneggia con disinvoltura il suo bimbo e gli annessi giochini. Daniela ha uno sguardo trasognato, un passo più incerto, e una presa meno sicura che la costringe a recuperare continuamente scarpette,  pupazzetti e accessori vari.

Di tanto in tanto fanno una piccola sosta, per passarsi con fare marcatamente seducente una mano nei capelli, o per ravvivare il rossetto.  Gesti ostentati con compiacimento, coerenti con quel parlare formale ma carico di espressività.

  • Cosa fa suo marito? –
  • L’autista di pullman. E il suo, signora Daniela? –
  • Ehm … non lo so – ammette a malincuore, arrossendo e inciampando nei tacchi, la poverina. –
  • Ma che significa che non lo sai? Di’ qualcosa! Che so . . . pompiere, cow boy, cantante! –
  • Non lo so e basta! –

In questa discussione infervorata non si accorgono di una presenza incombente alle loro spalle.

  • Toglietevi subito le mie scarpe! Dovresti dare il buon esempio tu che sei la maggiore!

Che fate su e giù per il corridoio?  Forza, venite fuori a prendere un po’ d’aria, che è una bella giornata! –

       Cala il sipario. Le madri ritornano figlie, riacquistano le loro voci argentine, rincorrono nuove identità.