Continua la pubblicazione dei racconti dell’Officina delle parole, laboratorio di scrittura creativa di Vincenza Alfano presso Iocisto, che concorrono alla targa Napoliflash 24 2018. I racconti si votano con un semplice like. Questa settimana Renata Marigliano affronta un tema di grande attualità eludendo ogni clichè con un sorprendente finale a sorpresa.

Lampedusa di Renata Marigliano

“Sono milioni.

Tutti forti e scurissimi, neri come la notte che mi porto dentro, sotto la mia pelle di luna.

Ecco, una nuova ondata.

Lo sento. Verranno qui e mi faranno visita, di nuovo, nel loro errare senza sosta.

Sudati, bagnati o sporchi di salsedine, si attaccheranno a me, ancora una volta, e non mi daranno pace.

E mi rinfacceranno continuamente, con la loro sola presenza e con quei movimenti insopportabilmente sinuosi ed agili, una vitalità e una fame di vita a me sconosciute.

E finirò, così, per sentirmi vecchio. Terribilmente vecchio.

Eppure, abbiamo la stessa età.

Anzi, a dire il vero, sono addirittura più giovane della maggior parte di loro.

Ciò non toglie che, lo spazio a me riservato, in questo posto, sia davvero troppo, troppo limitato.

E, a dirla tutta, attualmente, non intravedo neppure la minima ancora di salvezza, all’orizzonte.

Altroché.

La loro densità è ancora a livelli insostenibili, ed io non so per quanto ancora potrò resistere. Ma, credetemi, sono sicuro che presto arriverà qualcuno capace di mettere, una buona volta, tutti in riga, come si deve. È vero, ciò non servirà a risolvere il problema, ma, almeno, in parte, lo renderà più sopportabile.

Sia ben chiaro, non sono un tiranno, né uno di quegli estremisti tutti tagli drastici e addio al passato.

Sono solo un appassionato sostenitore dell’ordine e della pulizia, niente di più.

Lo so. Per una soluzione definitiva ci vorrà del tempo. Tanto tempo. Ma, si sa, sulla nostra testa, pende lo stesso destino. Per questo, quelli come noi, anche se ancora in pochi, non si rassegneranno mai. Troppo facile cadere nel politically correct. Non è roba per noi. Già sono in troppi quelli pronti a sganciare il proprio arsenale di valori “usa e getta”, alla mercé di un pubblico riconoscimento o di qualche ora di sonno in più sulla federa di un cuscino.

Certo, ne sono consapevole. Adesso le intenzioni di chi sta dalla mia parte contano ben poco, ma, datemi del tempo, e vi prometto che, prima o poi, avremo la meglio su questa massa informe, e saranno quelli come noi che, negli anni, arriveranno a prevalere su tutti gli altri.

Ecco, un’altra ondata. La sento, sento che sta per arriva…”

E così, all’ulteriore sussulto della folta capigliatura del famoso direttore d’orchestra giapponese, appena trentenne, alle prese con un energico concerto per archi, tenutosi a Lampedusa, quello che era stato uno dei suoi primi capelli bianchi, contro ogni aspettativa (molto probabilmente, per un fatale incidente), si lasciò cadere nel vuoto. E fu allora che tutti gli altri capelli, nerissimi ed ancora pregni, dopo l’incantevole giro in barca del giorno prima, dei mille aromi del mare di Sicilia, videro scomparire, scintillante, il loro argenteo compagno, mentre affogava nel buio profondo del golfo mistico.