L’Officina delle parole, laboratorio di scrittura creativa di Vincenza Alfano presso Iocisto, la libreria di tutti, vi offre un saggio dei migliori prodotti “lavorati” in Officina. Si comincia col racconto di Marco Sagliocchi ma l’ordine di pubblicazione è puramente casuale.

Anomalie sociali

Marco Sagliocchi

Buonasera, signori.

Ben tornati alla nostra rubrica “Anomalie sociali”. La settimana scorsa abbiamo trattato il caso del Topo da Biblioteca: un tipo occhialuto che disegna l’attività fisica a vantaggio dell’allenamento intellettuale.

Questa volta vi sottoponiamo una specie che appare ancor più rara. Gli studiosi l’hanno già battezzata la Bella Addormentata nel Bosco. Oggi vi mostreremo il comportamento di una bambina che si chiama A.

A come arte, come avventura, come attesa, ricci biondi e gonfi, un po’ bassa per i suoi dodici anni, rivela la sua indole ribelle già al ritorno da scuola: quando la madre è alle prese con i fornelli, rifiuta la televisione e si separa dal suo libro solo al richiamo «è pronto».

A è sulle sue pagine durante i pomeriggi autunnali fatti di pioggia e foglie secche, nelle mattinate estive spese all’ombra degli alberi del parco; nei fine settimana, prima che il resto della casa si svegli, la sera a letto, fino a quando la voce di suo padre non tuona: «La luce!».

Da un’osservazione più attenta, si evince che non si tratta di fretta di finire. Ciò ci spinge a dire che in questa bambina troviamo un ideale che ha davvero poco spessore. «La meta non è l’unica cosa che conta: ricordati di goderti il cammino».

Un altro particolare viene fuori da una parete della stanza, quella dove poggia la finestra. Quel mezzo metro tra il vetro e il pavimento, infatti, è pieno di pedate e di segni che sembrerebbero tentativi di evasione. Durante le nostre riprese, però, abbiamo notato che la bambina si arrampica per guardare alla finestra e non per scappare. Ci siamo chiesti cosa cercasse, ma non l’abbiamo capito perché, tra due grattacieli, una ciminiera e il casello di un’autostrada, si distingue appena uno spazio fatto da siepi e da foglie d’erba, da uccelli sui rami e da fiori di campo. Quindi è ancora oscuro il perché di questa ricerca, il perché questa bambina provi ad andare oltre, invece di accontentarsi di ciò che le circonda, che in fondo è il comportamento tacitamente e socialmente accettato da tutti.

Chiudiamo il servizio con la testimonianza diretta del padre che, quasi in lacrime, ci rilascia questa intervista.

«Abbiamo anche provato a corromperla, ma non è servito a niente. La paghetta, lei, la spende in libri e non in vestiti».

I nostri ricercatori ancora non se lo spiegano: di solito gli esemplari femmina manifestano a quest’età i primi disturbi ossessivi compulsivi verso la variabile “scarpe”.

Per il momento, è tutto. Grazie.

Buona lettura!