Com’è facile cambiare idea!

«Buongiorno!»
«Buongiorno a voi

“A voi”?, penso. Mi giro. Sono sola. Mah…

«Avrei bisogno di un’informazione, per favore.»

«Prego, ditemi.»

Essendo ultra sicura di essere arrivata al desk da sola, mi guardo rapidamente a destra e a sinistra per controllare se nel frattempo fosse giunto qualcuno senza che me ne rendessi conto. Niente. Sono ancora sola.

«Ditemi, ditemi.»

Interdetta vorrei chiedere “io e chi, le dobbiamo dire??”, invece inizio a porre il mio quesito: «Sarebbe così cortese da indicarmi la procedura per la richiesta di rimborso, per piacere?»

«Certo!»

Allunga lesto e deciso la mano verso una pila di fogli inseriti in un contenitore di plastica rigida di colore rosso e sfila via quello in cima.

«Dovete compilare e firmare l’apposito modulo e poi me lo riportate.»

Con aria circospetta e nervosa, lancio nuovamente uno sguardo a destra, uno a sinistra e uno dietro, ipotizzando che nel frattempo, evidentemente, sia sopraggiunta almeno un’altra persona che mostra interesse per la medesima questione del rimborso e che giustificherebbe il “voi” ma… niente, sono sempre sola!

Infastidita, ma facendo prevalere la premura per il danaro che vorrei recuperare, aggiungo: «E saprebbe prevedere i tempi per averlo, il rimborso?»

«Beh, per quello dovete sempre mettere in conto una quindicina di giorni almeno.»

Sono irritata dal persistente voi: mi sento più d’una, accomunata con qualcuno, che però non è presente, nella questione di compilazione, attesa e soldi da riavere. Mi allontano verso un punto morto del desk per non ingombrare, visto che potrebbe effettivamente sopraggiungere qualcun altro, e a quel punto però il voi lo potrei condividere; scrivo tutti i dati, rispondo alle domande, metto il tick sui quadratini che mi riguardano, rileggo, dato e firmo. Ritorno occhi negli occhi con l’impiegato di prima, gli restituisco il foglio che lui guarda distrattamente e ripone in cima a un’altra pila di moduli, tutti scritti, in un contenitore di plastica rigida, stavolta di colore blu.

«Perfetto. Mi potete chiamare tra una decina di giorni e vi dico se c’è qualche novità.»

«Senta, mi tolga una curiosità… ma posso chiamare anche solo io?»

«Certo! Dovete chiamare voi.»

«Ah! Ma voi nel senso di io o voi nel senso di io e tanti altri insieme??»

«Voi nel senso di voi. Voi nel senso di signora con cui sto parlando ora

«Ah… voi quindi io! Ecco, volevo ben dire.»

«Signora, scusatemi, ma qual è il problema? Che non vi do del tu? Ma capirete bene che non posso, non posso proprio e vi chiedo cortesemente di non insistere.»

«Ma mi guardo bene dall’insistere, oh benedetto figliolo! Solo che il voi non lo reggo proprio, mi crea allergia urticante. Sembra sempre che lei si rivolga a una pluralità quando invece io sono una singolarità, non le sembra?»

«Ah, che voi siete singolare questo è certo! Non ho mai trovato nessuno che imbastisse una storia sul voi

«Guardi, mio caro, io non imbastisco nulla affatto. Molto più semplicemente reclamo il lei, che mi farebbe calare in una conversazione meno impersonale, meno reverenziale, meno d’altri tempi e più più più elegante…»

«Il lei? Ma il lei ben lo conosco e lo uso pure, ma solo con le signore di una certa età! Credetemi, voi siete ancora così giovane…»

«Ha ragione… mi dia pure del voi!»

Luciana Pennino


“Se mai la vanità fece felice qualcuno sulla terra, quel qualcuno non poteva essere altri che uno sciocco.” (J.J. Rousseau)

A proposito dell'autore

Luciana Pennino

Esordiente nel 2017 con "Primule fuori stagione" (Iuppiter Edizioni). Per Napoliflash24 pubblica settimanalmente i "Pezzulli" e cura le rubriche di interviste "La Bellezza salverà Napoli" e "Tips for Startuppers".

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