Ci risiamo! Il popolo napoletano, caloroso, rumoroso, trascinante, riesce a passare da un momento di straordinario entusiasmo ad un altro di eccessiva demoralizzazione per una mancata vittoria, un pareggio deludente che ne soffoca i sogni di ambizione di una tifoseria che aveva ricominciato a credere in una rincorsa al secondo posto e, perchè no, anche ad un intramontato sogno tricolore. Domenica scorsa è andata in scena l’ennesima rappresentazione contraddittoria di una tribù che poco ha a che fare con quello che considero un amore viscerale, senza calcoli, compromessi, senza sorta di continuità. Cercherò di spiegarmi meglio; delusione per il mancato ingresso in Champions ed in città si sono scaraventati contro squadra, allenatore ma soprattutto società, creando un clima straordinariamente teso e negativo che ha inevitabilmente trascinato nello sconforto e coinvolto la squadra azzurra che ha iniziato la stagione in modo incerto, balbettante e con scarsa fiducia nei propri mezzi. Poi gli azzurri si sono ritrovati ed hanno inanellato una serie di vittorie che hanno riavvicinato i tifosi alla squadra e di conseguenza allo stadio. E allora succede che contro il Cagliari, complice sicuramente anche la scelta di proporre prezzi popolari. il San Paolo si riempie come ai vecchi tempi. E questo è il primo punto, l’amore verso una maglia non si dimostra solo quando si vince! Pre-partita festoso e gustoso ed ecco che va in scena un altro atto di ipocrisia e comportamento che non riesco a condividere: lo speaker annuncia la presenza dello sfortunato Insigne in tribuna e giù cori di incitamento e festose rappresentazioni con tanto di striscioni e gigantografie dedicate allo scugnizzo azzurro. Tutto bello. tutto allegro ma tremendamente poco coerente. Un figlio di Napoli, così citava uno degli striscioni incitanti al fantasista di Frattamaggiore, costretto per anni ad ingoiare insulti, contestazioni, addirittura qualche schiaffo, improvvisamente divenuto un eroe perchè finalmente il bieco, ignorante, supponente comportamento di quella parte di pseudo-tifosi, bravi solo a criticare e ad ergersi a grandi saputi di calcio(!), ha dovuto cedere il passo all’ evidenza dei fatti: Lorenzo è un grande fuoriclasse! Ma non finisce qui; inizia la gara e il Napoli con un terrificante uno-due spegne le velleità degli isolani, sciorinando un gioco davvero apprezzabile. Si odono commenti e cori entusiastici verso i calciatori azzurri, il tutto in una coinvolgente bolgia. Poi le prime difficoltà, esili mormorii, il gol degli uomini di Zeman che accorciano, ed il brusìo crescente. Fischio che sancisce la fine dei primi ’45, sospiro do sollievo. Una sbirciatina alle “bollette”, quattro morsi ad un pezzo di pane e comincia la ripresa. Pronti via il pareggio del Cagliari che ti trafigge come una lama, ma c’è tempo diavolo,non disperate, il Napoli è superiore, incitiamo e sosteniamo i ragazzi in questo momento difficile! Niente di tutto questo, i soliti invisi al pubblico cominciano ad essere bersaglio delle offese più becere (pochi minuti prima li si inneggiava!). Arriva il 3-2 di De Guzman (poco prima apostrofato poco carinamente ma senza colpa alcuna) e si ritorna a festeggiare, a gioire. A salire sul carro! E poi, manco a dirlo, arriva il 3-3 ed apriti cielo…. La bolgia diventa un luogo che scotta, ogni giocata è sottolineata dalle fastidiose ciarlate dei presenti che creano una situazione di profonda insicurezza nei protagonisti che finiscono con il non reagire come si dovrebbe e soprattutto non con quella veemenza e lucidità necessaria in questi casi. Manca quella unione di intenti, quella forza comune aldilà dei risultati. Insomma se si vince si partecipa alla festa, se si perde o meglio non si vince si critica a man bassa prendendo le distanze dalla squadra e dalle scelte tecniche. C’è chi dice che allo stadio,così come a teatro, se lo spettacolo non piace è giusto fischiare e palesare la disapprovazione. No, il calcio è un’altra cosa, l’amore,quello vero, quello che si prova per la propria squadra non ti permette questi comportamenti. Il compito del vero “dodicesimo” in campo è quello di esaltare i propri beniamini, consegnargli fiducia, trasmettergli quel calore, quella forza per raggiungere un obiettivo comune: la vittoria. Forse sembrerò esagerato, chiederò qualcosa di impossibile ma è diventato anche molto antipatico l’atteggiamento ipercritico dell’ambiente. Il calcio in fondo è divertimento, o meglio dovrebbe esserlo!