Uno sguardo sospettoso con attorno la sagoma di un uomo, immobile, all’angolo della strada.

Solo due pupille, diffidenti e furtive, a guardarsi attorno.

Un pusher nel pieno esercizio della propria “attività”?

Il “palo” di una rapina in banca in pieno stile?

Niente di tutto questo.

Solo scene di vita vissuta in “modalità: Coronavirus, palesate ai miei occhi ieri, nel breve tragitto casa-auto-auto-casa finalizzato a salvare dal sonno eterno la mia batteria, che come me, è ferma da un mese.

Capita anche a voi, ultimamente? Dico…di uscire, di guardare tutti, e sentirvi potenziali vittime e potenziali carnefici? In quel breve frangente, in effetti, potreste “ricevere” il virus da un anonimo “donatore”, o passarlo contro la vostra volontà, ignari, quasi come un violento mostro che non riesca a controllare la propria efferatezza.

E, come se non bastasse, tornata a casa, la voce della TV mi informa, attraverso la bocca di un giornalista, di ciò che la gente, e non solo quella in strada, pare stia pensando adesso, dopo settimane infinite di guerra al COVID-19.

Lo dice chiaramente: c’è chi si augura che, dopo il periodo di emergenza, tutto torni come prima, e c’è chi, invece, spera che tutto cambi.

E quelli che non la pensano in nessuno dei due modi?”, mi sono chiesta io. “La religione Catodica li getterà nel Purgatorio?”

Più probabilmente, solo in pasto ad una minoranza di persone, che, come loro, preferiscono sempre i grigi alle tinte nette.

Che tutto possa cambiare, completamente, che tutto possa stravolgersi, la vedo difficile. Questa è stata ed è una situazione di profondo squilibrio, capace di ingenerare pulsioni fortissime verso un ritorno alla normalità così come l’abbiamo sempre conosciuta.

Che tutto possa tornare ad essere come prima? Niente di più improbabile. Non fosse altro perché, in realtà, di COVID-19 ci siamo ammalati tutti. Indipendentemente dal fatto che il Coronavirus sia stato ospitato o meno dal nostro corpo. Da ammalati, pensiamo alla nostra vita passata con nostalgia e, a quella che verrà, con incertezza.

Quanto avremmo scommesso sulla nostra perfetta salute dei prossimi anni, fino a due mesi fa? E quanto saremmo disposti a scommetterci, adesso? Ecco, appunto. Risposta da ammalati.

Da ammalati che, pur essendo ancora vivi, prima lo erano di più.