Ieri sera, il consueto appuntamento di Quattro chiacchiere con…, format di Napoliflash24, ha visto protagonisti due esponenti del Movimento 5 Stelle: Matteo Brambilla, consigliere comunale di Napoli, e Valeria Ciarambino, consigliera regionale della Campania, intervistati dalla giornalista Barbara Caputo.
L’intervista ha consentito a Ciarambino e Brambilla di dare voce all’opinione – piuttosto critica – del Movimento 5 Stelle a proposito del tema più discusso del momento: la gestione dell’attuale situazione emergenziale.

Valeria Ciarambino ha subito espresso le proprie perplessità a proposito del piano da 900 milioni di euro annunciato da De Luca, che rischierebbe di tradire parecchie aspettative: trattandosi di fondi europei da riprogrammare, i soldi realmente disponibili sarebbero in realtà, allo stato attuale, solo 300 milioni di euro. Numerose sono state, inoltre, le proposte del M5S che, a detta della consigliera, sarebbero rimaste del tutto inascoltate: l’istituzione, innanzitutto, di un bonus una tantum per tutti gli operatori della sanità in prima linea, categoria tanto elogiata ma sin troppo poco tutelata, a cominciare dalla scarsità di DPI con cui è stata costretta a fare i conti. Si tratterebbe di un bonus simbolico, rivolto anche a tutti i volontari, i precari, gli interinali, costretti a turni massacranti e senza garanzie. A questo proposito la consigliera ha ricordato del taglio di 150 mila euro che i consiglieri regionali del M5S hanno operato sui propri stipendi per l’acquisto di 46 mila mascherine da destinare ai 118 degli Asl della Campania. Ciarambino ha lamentato, poi, il mancato potenziamento dell’assistenza domiciliare: al fine di identificare gli asintomatici e prestare assistenza ai malati meno gravi sarebbe stato opportuno investire per sostenere la rete ambulatoriale sul territorio, le UCCP, le case della salute, creando unità speciali di continuità assistenziale. Pure insufficienti sarebbero state le assunzioni: la Campania, in qualità di regione in piano di rientro, ha visto sbloccati i piani assunzionali, ma nonostante ciò durante l’emergenza sono stati assunti soltanto dipendenti a tempo determinato. Un incremento dell’organico, invece, avrebbe giovato alle strutture ambulatoriali, soprattutto in virtù della prossima riapertura di visite e ricoveri ordinari che, tra l’altro, ricorda la consigliera, il Direttore Generale per la Tutela della salute della Regione Campania aveva inizialmente previsto solo per le strutture private. Non sono mancate, inoltre, le critiche alla scelta di investire 12 milioni di euro per l’allestimento di ospedali prefabbricati: secondo la Ciarambino, con quei soldi si sarebbero potuti ripristinare ospedali già esistenti: il San Gennaro, l’ospedale di Agropoli, il Secondo Policlinico. In tema di risorse, inoltre, la Ciarambino ha voluto richiamare l’attenzione sul tema posti letto in terapia intensiva, ricordando che allo scoppio dell’emergenza la Campania disponeva di 335 posti, a fronte dei 620 previsti dal piano ospedaliero regionale.
Nessuna critica, invece, per le ordinanze restrittive: anzi, la consigliera si è detta contrariata rispetto all’atteggiamento, a suo parere illegittimo e irresponsabile, della Presidentessa della Calabria Jole Santelli, che ha consentito la riapertura di bar e ristoranti per il servizio al tavolo già dal 30 aprile.

"Quattro chiacchiere con": Matteo Brambilla e Valeria Ciarambino intervistati da Barbara Caputo.

Napoliflash24 presenta: ‘’Quattro chiacchiere con’’, l'appuntamento sulla nostra pagina Facebook, per parlare con un ospite ogni sera diverso e confrontarci su tematiche che riguardano Napoli e la Campania. Stasera Matteo Brambilla e Valeria Ciarambino intervistati da Barbara Caputo.

Gepostet von Napoliflash24 am Freitag, 1. Mai 2020

Il consigliere comunale Matteo Brambilla, invece, ha destinato le sue critiche all’Amministrazione del Comune di Napoli, accusandola di mancata concretezza e provvedimenti a carattere politico. Primo fra tutti la delibera contro il “debito ingiusto“, che non avrebbe valore dal punto di vista legale, né contabile amministrativo: oltre a richiedere l’apertura di un contenzioso con la Corte Costituzionale, la delibera metterebbe in campo provvedimenti già previsti, come la rinegoziazione dei mutui, cui Cassa Depositi e Prestiti provvede ogni anno. Altrettante confusioni vi sarebbero, secondo Brambilla, nella delibera Napoli Riparte, che avrebbe dovuto essere sostituita da proposte mirate. Sul tema dei trasporti, ad esempio, a detta del consigliere, si sarebbero dovuti differenziare gli orari di apertura e chiusura, integrare il servizio con taxi a tariffe prestabilite e realizzare delle convenzioni straordinarie, come avvenuto altrove, per trasformare i bus turistici in pullman di linea.
Un’altra perplessità di Brambilla è quella sulla Tari, imposta comunale sui rifiuti, che il Comune di Napoli continua a far pagare in base ai metri quadrati e al numero di persone, col risultato che le attività bloccate dal lockdown la pagheranno ugaulmente, pur non avendo prodotto rifiuti. Si tratta, per Brambilla, di “storture” a monte: se il pagamento della Tari fosse imposto sui chilogrammi di rifiuti prodotti i cittadini sarebbero innanzitutto incentivati a produrre meno rifiuti e non dovrebbero rispondere della tassa pur non avendoli prodotti. Allo stato attuale, il pagamento della Tari è stato spostato a settembre ma, non essendo ancora stato approvato il piano economico finanziario Asìa, non se ne conosce l’ammontare per il 2020. A questo proposito, il consigliere ha concluso lamentando che, con ogni probabilità, alla Tari di settembre si aggiungerà un conguaglio relativo all’anno 2018: trenta euro in più a famiglia, dovuti, secondo il consigliere, ad inadempienze della Città Metropolitana.