Intervista alla direttrice dell’istituto puteolano, dott. Carlotta Giaquinto

La pandemia da COVID 19 ha costretto a una condizione di globale distanziamento, di restrizione della nostra libertà di movimento. Sensazioni difficili con cui fare i conti, per chi nella normalità può entrare e uscire dai luoghi senza nessun limite. Meno difficili da accettare, probabilmente, per chi in questo stato ci vive ogni giorno, seppur transitoriamente: i detenuti.

Ho avuto la disponibilità della dottoressa Carlotta Giaquinto, che dirige la Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli, in provincia di Napoli, per sapere, attraverso le sue parole, qualcosa in più proprio su questa realtà.

«Dottoressa Giaquinto, la limitazione della libertà a cui le ospiti sono già abituate è stata amplificata, in questo periodo di quarantena, dall’impossibilità di ricevere visite. Quali sono state le reazioni?»

«Nel nostro istituto le detenute sono state molto mature, comprensive sin da subito dell’eccezionalità della situazione, e ciò anche grazie al dialogo avuto con loro, ovvero una comunicazione evidentemente efficace e rassicurante. Hanno capito immediatamente che l’intento della quarantena è quello di proteggere la salute di tutti, la loro ma anche quella dei loro familiari. Non abbiamo mai avuto disordini né atteggiamenti di ribellione, soprattutto perché abbiamo trovato prontamente delle alternative che sopperissero a tutto quello che inevitabilmente avrebbero perso.

La prima cosa per cui ci siamo adoperati, infatti, è stata, in accordo con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, quella di destinare una sala attrezzata dove permettere le videochiamate con le famiglie e così, seppur in parte, si è supplito alla mancanza degli incontri.

I pacchi a loro destinati sono comunque potuti arrivare per posta e in più abbiamo attivato il servizio di bonifici online in entrata e in uscita.»

«Come si sta svolgendo la vita in questo periodo all’interno dell’istituto? Le lezioni sono naturalmente ferme però ci sono attività alternative che stanno impegnando le ospiti?»

«Purtroppo tutte le attività trattamentali sono sospese, nessun volontario viene più dall’esterno, le lezioni della scuola carceraria anche sono state in stand by: si è creato, perciò, il problema dell’assenza dei riferimenti quotidiani abituali. E allora abbiamo tempestivamente creato la possibilità di impegni autogestiti e anche ludici, per rendere meno gravosa la vita di tutti i giorni e l’attesa della ripresa della vita di prima. E quindi ora c’è il karaoke, lo sport attraverso tutorial, un laboratorio di parrucchiere e di estetista. Si tratta di un’aula attrezzata allo scopo, dove coloro che semmai già svolgevano quest’attività o che l’hanno acquisita attraverso un corso di formazione promosso tempo fa, possono fare trattamenti di parrucchiere e di estetica alle altre. Insomma una piccola rivincita, visto che noi che stiamo fuori, invece, non possiamo farci sistemare i capelli!

Per fortuna ora, grazie al coordinamento con la preside, abbiamo predisposto collegamenti in video e così, da lunedì 27 aprile, prende il via la didattica a distanza, sia per le alunne della scuola carceraria che, con altri canali, per la studentessa universitaria che è qui.»

«Mi sembra che stiano lavorando anche al confezionamento delle mascherine, giusto?»

«Sì, diciamo che quest’attività si inserisce nel progetto laboratoriale di sartoria messo a punto poco tempo fa, con un’associazione esterna; quindi, un sarto di quest’associazione, con i debiti presidi, sta venendo anche ora per instradare al confezionamento delle mascherine, appunto. Si sta lavorando già da un mesetto, per un’autoproduzione, ovvero per il fabbisogno interno, ma il mio desiderio è quello di farla diventare una vera e propria lavorazione anche per l’esterno e di affiancarla ad altri prodotti.»

«Il lenzuolo affisso all’esterno, con l’arcobaleno e la scritta beneaugurante “Tutto andrà bene”, il mantra dei nostri giorni, mi sembra simboleggiare proprio questa ottima capacità reattiva che trapela dalle sue parole.»

«Beh, con piacere abbiamo acconsentito ad apporre questo lenzuolo ed effettivamente sono molto contenta della loro reazione nonché di un atteggiamento propositivo e fattivo davvero apprezzabile: hanno raccolto del danaro tra di loro e già  una ventina di giorni fa, l’abbiamo devoluto all’ospedale Cotugno per supportarlo in questo tragico frangente; hanno poi chiesto di donare il sangue all’AVIS, tanto che ora il sanitario sta progettando il modo per procedere e per realizzare il desiderio espresso.»

«In definitiva, direttrice, che atmosfera si respira dentro, in questo periodo?»

«Le dico che percepisco un clima positivo, in quanto le donne hanno potuto verificare il gran lavoro svolto a loro favore. Grazie alla sensibilità del magistrato, ci siamo adoperati molto per far ottenere i domiciliari a chi ne aveva diritto e a chi soffriva di patologie particolari, che richiedevano una salvaguardia aggiuntiva in questo momento di maggiore vulnerabilità della salute di tutti. Abbiamo ottenuto di mantenere alto lo spirito grazie alle molteplici attività che stiamo proponendo, e infine i video colloqui con i familiari sono determinanti almeno per tamponare.

Vorrei aggiungere che la reazione che hanno avuto, forse più tipicamente femminile, è quella dell’adattabilità alle circostanze così come si presentano. La loro abitudine alla deprivazione le ha certamente aiutate a sviluppare uno spirito di accettazione che noi non abbiamo

Ancora una volta, e a prescindere dalla pandemia, da un luogo di reclusione arriva un insegnamento a noi cosiddetti liberi.

Luciana Pennino