Le ripercussioni della quarantena da COVID 19 sull’Arte del Teatro: intervista a Roberto Azzurro, attore, drammaturgo e regista teatrale

«Il silenzio… Per un attore, per me, sentire il silenzio dei pensieri degli spettatori è il simbolo di ciò che ha vissuto il teatro durante la quarantena. Nei teatri si fa silenzio, si sa, ma quel silenzio viene poi rotto, e non dalla voce dell’attore bensì dal rumore dei pensieri dello spettatore, mossi, sollecitati da ciò a cui sta assistendo.»

È così che inizia la mia chiacchierata con Roberto Azzurro sull’Arte del Teatro. Dopo essere stato a lungo aiuto regista di Antonio Calenda, assistendolo nella direzione di attori quali Anna Proclemer, Giorgio Albertazzi, Roberto Herlitzka, Gabriele Ferzetti, Roberto Azzurro ha iniziato a prediligere la drammaturgia, portando in scena i suoi spettacoli. Tra i tanti, “Oscar Wilde, il processo” – che ha poi trovato una naturale evoluzione ne “La ballata del carcere di Reading di Oscar Wilde” – e “Unalampa”, aspra invettiva nei confronti di Napoli, che cela, in fondo, una grande amorevolezza e soprattutto un infinito rispetto per la Bellezza storica e artistica di questa città.

«I teatri vuoti e gli attori a casa, come tutti: cosa è successo al teatro durante l’isolamento, Roberto?»

«È stato un momento estremamente difficile perché l’attore esiste, e questa è anche la malia e la malattia del teatro, esiste solamente quando è in scena: è lì che restituisce la sua espressione profonda e potente. Per un attore, non recitare è una dannazione, una sofferenza. Inoltre, durante la quarantena, gli artisti hanno avuto la possibilità di percepire la propria posizione nel mondo, che è una posizione laterale, defilata, che mai potrà essere primaria, poiché è la cultura, a esser tenuta in tanto bassa considerazione, in quanto non fa parte del capitalismo.»

«E coloro che normalmente si cibano di teatro, invece, come hanno vissuto questa rinuncia?»

«Gli affezionati, i frequentatori dei teatri, lì per lì quasi non se ne sono accorti, ovviamente, perché le priorità di tutti noi sono state ben altre. A un certo punto, però, in tanti hanno cominciato a identificare la mancanza e hanno iniziato a richiedere di godere del teatro, cercando sani palliativi. È qui che il web in generale, e i social in particolare, hanno svolto un ruolo significativo e positivo: sono diventati lo spazio alternativo, visto che gli spazi abituali ci erano preclusi. Il web, che è alla portata di tutti, ha permesso di mantenere la comunicazione tra pubblico e artisti.

Vedi, a molti il teatro può sembrare solo uno svago, ma esattamente quando non si è potuto più fare teatro, e quindi godere del teatro, un gran numero di persone si è reso conto che è invece qualcosa in più, è un aiuto per vivere meglio. E mai come in questo momento, forse, il pubblico ha compreso quanto l’attore, quando è in scena, badi a lui, se ne prenda cura, anche se non sembra e anche al di là del luogo comune che vuole gli attori vanitosi ed egotisti!»

«E cosa pensi, invece, dell’operato dei governanti nei confronti del teatro in quarantena?»

«Ma sai, i governanti sono in eterna campagna elettorale per cui, se gli artisti sono possibili elettori, allora si interessano a loro… ma il mondo del teatro quanti voti può portare?? E a questo aggiungo che c’è un problema di fondo: se al governo ci fosse chi conoscesse realmente questo mondo e i suoi meccanismi, forse avremmo decreti e leggi più idonei, ma così non è…»

«Tu cosa hai fatto in questo periodo per continuare a far vivere l’Arte del Teatro dentro di te?»

«Innanzitutto devo confessarti che mi ha assillato un pensiero: finirà questa vicenda in tempo perché io possa ancora vivere e fare il mio lavoro? Questa è stata un’ansia che per un certo tempo, durante questi mesi, si è impadronita di me, ma poi, per fortuna, l’incapacità di deprimermi prende sempre il sopravvento! E allora ho letto, e riletto, brani della letteratura ottocentesca, che è la mia passione, ho riletto saggi di teatro e ho scritto e progettato. Poi ho lavorato molto con Carolina Sellitto, embriologa e scrittrice.»

«Ecco, con Carolina Sellitto arriviamo al Maggio dei Monumenti, la rassegna organizzata dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, e giunta alla sua ventiseiesima edizione, che ha proposto eventi teatrali online, al posto dei tradizionali onsite, dedicati a Giordano Bruno. Raccontami…»

«Con piacere! Rosaria De Cicco, collega e amica fantastica, per sfatare quest’altro mito che vuole gli artisti sempre pronti a farsi le scarpe, portò alla mia attenzione questo bando indetto dal Comune di Napoli. Lavorando alacremente e grazie alla fantasia di Carolina – perché forse gli scienziati sono più fantasiosi degli artisti – siamo riusciti a presentare il progetto all’Assessorato. La trilogia “I’m on fire”, che la Sellitto ha scritto, e che trovo straordinaria, ha una travolgente forza drammaturgica. Io l’ho portata in scena in un modo molto semplice: in uno spazio teatrale messomi affettuosamente a disposizione, in extremis, da una mia cugina carissima, la cui figlia, poi, si è prestata per la ripresa. Perché, detto per inciso, ci sono persone che quando dicono se hai bisogno di me, poi ci sono realmente!

Onore al merito, quindi, al Comune di Napoli, che in questo frangente avrebbe avuto anche un ottimo alibi, se avesse scelto di “non fare”. Ha realizzato, invece, un evento composito e di qualità, forse unico ente in Italia a farlo, pagando gli artisti, tra l’altro, diversamente da tante proposte che sono arrivate in questo periodo con la condizione della gratuità.»  

«Qual è la lezione che ci potrebbe arrivare da Giordano Bruno come aiuto nell’affrontare la ricostruzione?»

«Direi la sua visionarietà: acquisire la consapevolezza che niente è definito e sclerotizzato come lo immaginiamo, che esistono sempre altre opportunità. Se un uomo, che ha vissuto in un’epoca in cui ha vissuto Giordano Bruno, è riuscito a immaginare che l’Universo fosse come solo 400 anni dopo è stato scoperto che era, dimostra tutto il suo potere di intuizione e di apertura. Questa sì, che può essere una lezione!

Pensiamo a tutte queste polemiche del teatro dal vivo versus il teatro online. Il teatro si può fare solo nei luoghi suoi propri, questo lo affermo strenuamente, però, in una circostanza di emergenza, e così unica, come quella che abbiamo vissuto, ben venga l’alternativa della tecnologia. Non è giusto, dico io, rimanere bloccati di fronte alle evoluzioni. Ricordo che alcuni tra i più grandi geni del nostro tempo, e mi riferisco a Eduardo e a Carmelo Bene, hanno sperimentato la ripresa video, cercando di capire quale potesse essere il meccanismo per riprodurre il fenomeno teatrale attraverso una ripresa, assoggettando la macchina da presa al teatro e non, facendosene assoggettare. Nel mio piccolo, è quello che ho cercato di fare anche io.»

I riscontri sono stati strepitosi: dal 2 al 31 maggio, i 170 eventi della rassegna in digitale “Giordano Bruno 20/20: la visione oltre la catastrofe”, voluta fortemente dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, hanno totalizzato un milione e settecentomila visualizzazioni sulla pagina Facebook dell’Assessorato (https://www.facebook.com/assessoratoallaculturaealturismodelcomunedinapoli/?ref=search&__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARC0SSmSTGgvq81_Z3BOa-Iw4pp3oVKq7J1CqduI9GFJI22un4MA-reIJUPMn6jxItS0vUJSO6W3VxH6).

«Si tratta di numeri che smentiscono la credenza, oramai diffusa, che la gente non si interessa di ciò che non è facilmente commestibile. L’ho sperimentato verificando anche il numero di visualizzazioni, ovvero di spettatori che si sono fatti attrarre dalla mia trilogia su Giordano Bruno: parlo di quasi 20.000 spettatori. Questi risultati dimostrano una cosa sola: bisogna saper rapire l’attenzione della gente.

E se anche soltanto 3 persone, delle 20.000 di cui ti ho parlato, grazie alla visione in internet di quello che ho portato in scena, hanno dato spazio alla loro fantasia oppure verranno a teatro, semmai per la prima volta, quando sarà nuovamente possibile, ecco, allora penso che questo esperimento sia stato una fortuna. Perché una società priva di Arte è una società morta. L’Arte sollecita una cosa fondamentale nell’essere umano: la fantasia. Le persone, solo di realtà, muoiono!»

«Come ti prefiguri il teatro nel dopo COVID?»

«Probabilmente sarà un futuro con un’integrazione tra teatro e web, come ci siamo abituati a fare in questo tempo in cui tutti si sono cimentati a suscitare interesse, ma non tutti, però, ci sono riusciti… Direi che dopo un momento così forte ci saranno dei benefici, anche se non immediati, ma comunque sia, il Teatro mica muore! Se non è morto dopo la morte di Eschilo o dopo la morte di Shakespeare, ma ti pare che muore proprio ora?!»

Luciana Pennino

La foto di copertina è uno scatto di Pepe Russo e ci è stata gentilmente fornita da Roberto Azzurro per questa intervista