C’è chi dice che i social siano solo una realtà virtuale e chi li ritiene reali. Chi ha ragione e perché?

Quando nell’ormai lontano 2004 Mark Zuckerberg creò Facebook, non immaginava quanto avrebbe cambiato il mondo, e non solo quello digitale. Oggi non si contano neanche più il numero dei social network esistenti, soprattutto dopo l’avvento degli smartphone che ha portato alla creazione delle chat come WhatsApp e Viber. Del problema delle fake news e della libertà d’informazione al tempo del web abbiamo ampiamente parlato in questo servizio https://www.napoliflash24.it/quanto-e-libera-linformazione-al-tempo-del-web-e-se-fosse-controllata-sarebbe-meglio/

Ciò di cui tratteremo, invece, in questo articolo è: i social network possono essere considerati delle vere comunità? L’identità delle persone e le loro azioni, possono essere considerate reali? Esiste una linea, per quanto sottile, che divide i due mondi? Sui social si fa di tutto per avere più consensi possibili, pertanto ci si presenta spesso come vorremmo essere e non come siamo realmente. Si alterano foto per apparire più belli, ma si appiattiscono anche le opinioni pur di seguire la scia più trendy, in una corsa spasmodica e competitiva a chi raccoglie il maggior numero di like e followers. Secondo una ricerca fatta dalla Society for Neuropsychoanalysis il 68% degli utenti ‘abbellisce’ gli eventi della propria vita o addirittura li inventa, al punto che talvolta si arriva alla cosiddetta ‘amnesia digitale’, ovvero credere davvero che le cose siano andate come le abbiamo descritte sui social. L’artista digitale  Benjamin Grosser, che insegna New Media alla School of Art &Design dell’Università dell’Illinois, per provare come si vive senza l’ossessione dei consensi sui social, ha inventato delle app (The Facebook Demetricator) che azzerano i like e gli altri numeri, per verificare la sua teoria che ha chiamato “desire for more” (desiderare di più). Grosser spiega, in un’intervista, che il bisogno di essere stimati è sempre esistito nell’uomo, ma nel mondo capitalistico e dominato dai social è rappresentato da un costante bisogno di crescita, rendendoci più vulnerabili, come dimostra quanto siano utili i social alle multinazionali e ai governi in primis. Ma quanto sono reali i consensi virtuali? A dimostrazione di un fenomeno chiamato ‘slacktivism’ (slacker, ovvero fannullone, e activism, attivismo), tempo fa fu fatto un esperimento: su una foto di Aleppo devastata dalla guerra, al centro della piazza si inserì un camion che scaricava un carico di pollici azzurri con sotto una didascalia che recitava: il primo convoglio di like da Facebook arriva ad Aleppo. Il test intendeva dimostrare come la solidarietà sui social sia fatta in modo superficiale, senza coinvolgerci davvero, e serva solo a farci sentire in pace con la nostra coscienza. Uno studio, fatto dall’università di Toronto, ha dimostrato come le reali donazioni a favore della solidarietà siano in numero molto inferiore rispetto alle condivisioni sui social.

Tuttavia ci sono dati che dimostrano un coordinamento tra le azioni fatte sui social e quelle che poi si realizzano. Una ricerca della Georgetown University ha evidenziato che chi si attiva sui social a favore di un’azione, molto spesso scende in piazza a sostenerla, diversamente da chi, invece, non partecipa on line. Le manifestazioni di protesta a Istanbul, al parco di Gezi nel 2013, furono alimentate dagli attivisti sui social dove condividevano video e immagini che i media non divulgavano. Ancora più importanti furono i social dopo la carica della polizia coi lacrimogeni: i post dei manifestanti condivisi provocarono l’indignazione di molti cittadini che scesero in piazza accanto a loro. Qualcosa di simile è accaduto nel 2011 in Spagna col movimento degli indignados o durante la primavera araba. È evidente che i social, quando non causano queste manifestazioni, certamente le alimentano anche grazie alla rapidità con cui girano le notizie.

Non sempre, però, i social ci accomunano. Uno studio fatto da psicologi, sessuologi, psicoterapeuti e avvocati, ha portato a questi risultati: i social causano l’allontanamento dai partner per il 53%, moltiplicano le occasioni di tradimento per il 41%, creano sfiducia e sospetto alimentando la mancanza di dialogo per il 36%, per il 71% sono responsabili di una visione distorta dell’amicizia e il 63% ritiene che i litigi virtuali rischiano di mettere in crisi interi gruppi di amici. Tale vulnerabilità è dovuta, a dire degli psicologi, al fatto che i social apparentemente funzionano mascherando ansie, preoccupazioni, solitudine e mancanza di autostima, ma quando si esce dal virtuale e si entra nella vita reale, creano queste conseguenze.

Se, però, i social vengono utilizzati per creare gruppi di lavoro, o del quartiere o ancora di condominio, risultano utilissimi nella vita quotidiana, sia privata che lavorativa. E allora come dobbiamo considerare i social, un bene o un male? Giovanni Boccia Artieri, docente di Scienze della comunicazione all’università di Urbino ed esperto di social, dice: “Immaginare la nostra vita oggi, creando una discontinuità tra on line e off line, è estremamente limitativo.” E prosegue spiegando che i social sono vita reale in quanto ti permettono di “relazionarti agli altri in una continuità estrema tra off line e on line… c’è un continuo entrare e uscire tra la vita quotidiana e la mia connessione con gli altri, che molto spesso si ripercuote anche nella vita quotidiana. Io appartengo a diverse comunità attorno a cui strutturo la mia vita di tutti i giorni come cittadino, per protestare, magari attorno a un hashtag, per aiutare, per sviluppare meccanismi di solidarietà, per fare crowdfunding… c’è una presa di parola molto forte da parte di quelli che erano, prima, semplicemente dei pubblici dei media o dei consumatori di mercato o dei semplici cittadini per la politica. Oggi siamo attivi e aggregati, e questa dimensione è estremamente visibile nel bene e nel male, quindi avere consapevolezza di questa estrema continuità che abbiamo nella nostra vita di tutti i giorni tra on line e off line, significa tener conto che on line significa avere ricadute reali, e lo vediamo in tantissimi esempi della nostra quotidianità… Abbiamo imparato a utilizzare i social network non tanto per contattare persone anonime nel mondo, ma per avere legami più stretti con le persone che frequentiamo tutti i giorni nella nostra vita quotidiana. Questa è la grande potenzialità che questi tipi di strumenti, nel bene o nel male, stanno creando oggi.”  Insomma, l’evoluzione tecnologica ci ha fornito un nuovo strumento che ogni giorno tende a entrare sempre più nelle nostre vite, sta a noi usarlo bene restando sempre in equilibrio sulla linea che separa il virtuale dal reale, ed essere consapevoli che non ha lo stesso spessore per tutti.