Gaffes che sembrerebbero battute comiche, se non fossero tanto irritanti e inappropriate nel momento storico che attraversiamo, rivelano in controluce il radicato pregiudizio che attribuisce al meridionale, o meglio al napoletano, caratteristiche da maschera della commedia dell’arte: essere fanfarone, imbroglioncello, incivile, dedito a comportamenti illegali e infine pavido.

I casi più eclatanti sono quelli della Biggioggero ad Agorà che si dichiara “sfortunata” per non aver colto i soliti Pulcinella mentre vanno in carrozza; della Merlino (per giunta meridionale) che si meraviglia della eccellenza del Cotugno, e per ultimo il buon Sgarbi che, pure arreso alla evidenza, non rinuncia alla stoccata finale: De Luca ci tiene a casa perché sa che razza di gentaglia siamo qui in Campania.

“Siamo tutti meridionali di qualcuno”, diceva il magnifico Professor Bellavista, alias Luciano De Crescenzo, nella famosa pellicola sul tema Nord/Sud, per indicare una sorta di legge universale, secondo cui la longitudine determina la qualità e quelli che stanno al nord lo fanno meglio.

Questa legge non funziona dappertutto, sia chiaro. È esattamente inversa nel Regno Unito e in Francia, in Germania poi, in meno di 10 anni hanno ricomposto la frattura latitudinale che però non hai mai comportato forme striscianti di “razzismo” di una parte del Paese verso l’altra.

Che ci sia una questione meridionale irrisolta, e che il popolo italiano sia ancora incollato a campanilismi, regionalismi e qualche volta (anche a Napoli) perfino “quartierismi”, sono cose assodate però mai, come in questa epoca di pandemia, il pregiudizio contro il Sud, e contro Napoli in particolare, è venuto fuori in tutta la sua consistenza.

La causa è da ricercarsi in un fenomeno noto in psicologia sociale come dissonanza cognitiva. Il concetto fu individuato da Leon Festinger nel 1957 per indicare il contrasto che può sorgere, nel medesimo soggetto, e per successiva estensione gruppo sociale, tra le sue idee, opinioni, credenze.

Ecco allora che, stante l’organizzazione del sistema sanitario su base regionale, e stante l’idea della superiorità delle regioni settentrionali così profondamente radicata nella mentalità italiota; la capacità meridionale, e soprattutto campana, di contenere mirabilmente l’attacco del virus, a confronto della totale disfatta delle regioni economicamente più forti, ha generato un’enorme confusione.

Eh già, perché la dissonanza cognitiva crea uno stato di sofferenza e allora si nega, fino a quando è possibile; dopo ci si dichiara stupefatti e infine si cerca di ricomporre la dissonanza, rinunciando alle idee che convincono di meno. In questo caso, si è cercato di attribuire all’evento distonico una spiegazione mortificante per il Sud che ristabilisse i ranghi.

I meridionali restano zoticoni, fanfaroni e incivili e infine pavidi. E così la dimostrazione di disciplina, coscienza civica e senso di appartenenza alla comunità diventa “paura del mammone”. Il Presidente De Luca non è un politico che ha visto più lontano ma semplicemente una persona che conosce le malefatte del suo popolo.

La levata di scudi del Meridione che non ci sta a questa versione dei fatti è preziosa e gravida di conseguenze. Quando tutta questa faccenda finirà, perché finirà prima o poi, il Sud avrà acquisito una nuova immagine di se stesso perché si è scoperto composto da persone responsabili, ligie alle regole per amore della collettività e senso civico.

La presa di coscienza di se stessi è un passaggio fondamentale in ogni trasformazione. Difficilmente questa pandemia lascerà le cose come stavano, molti equilibri sono sovvertiti e molte verità sono venute alla luce. Che il mondo nuovo, dopo il vaccino, sia un mondo migliore o peggiore dipende soltanto da quanto si è compreso e imparato. Le dissonanze cognitive non sono negative e possono condurre alla costruzione di una nuova identità.