Si presenta il 6 ottobre, alle ore 12,00 nell’ambito della Fiera culturale Ricominciodailibri, presso la Foqus, in via Portacarrese a Montecalvario, 69 (4 minuti dalla uscita metro Toledo), il libro di Vincenza Alfano, L’Unica Ragione, recentemente ripubblicato in versione ampliata dalla casa Editrice Homo Scrivens.

È una storia cementata nel cuore e nell’animo della sua autrice, figura di riferimento della vita culturale cittadina e nazionale.

Il testo ruota intorno a due grandi forze che determinano il destino umano, insieme a poche altre: l’amore e la follia. Cosa succede quando chi ci ama ha ricevuto il brevetto di folle con una precisa diagnosi e un regolare soggiorno in manicomio? E cosa succede quando questo folle che ci ama è nostra madre o nostra figlia?

Ma i pazzi amano? In che modo lo fanno? Come si reagisce all’amore di un pazzo?

Intorno a questo dramma ci interpella il romanzo attraverso una vicenda familiare con tre protagoniste: Tanina, Lucia, Ines; nonna, madre e nipote. Al centro della narrazione, c’è Lucia, la pazza.

La poetessa Alda Merini, che più volte ha riferito le sue esperienze nella “cittadella dei folli”, ci dona una immagine di straordinaria crudezza “si va in manicomio per imparare a morire” .

In quella reclusione devastante ci conduce la storia di Lucia e lo fa spietatamente, senza censure.

L’unica ragione è anche un libro di denuncia sociale che però lascia spazio alla lirica e all’assoluta bellezza della forma letteraria nelle sue pagine. È un libro che parla di follia e descrive la dimensione della follia nelle ultime decadi del secolo scorso, nella città di Napoli, in modo assolutamente autentico, diretto e spietato.

Accanto a Lucia, sua madre e sua figlia in un tragico destino che mostra come, quando in una famiglia c’è un malato, tutta la famiglia è malata.

Tanina, capostipite della saga, rappresenta l’emblema di quella generazione di donne, le quali subivano, pressoché arrese, il proprio destino, salvo poi inventarsi una via di fuga, ritagliarsi un ambito di gratificazione, nel caso della protagonista la civetteria o forse la seduzione.

Tanina è la madre delusa, ne delinea l’archetipo.

Ines è un altro archetipo: la bambina infelice, l’orfana. È sempre orfano il bambino non amato nel modo in cui avrebbe bisogno di essere amato.

Il legame biologico tra le protagoniste non si trasforma in comunione di affetti, né diventa nido d’amore, se non a tratti, rimarcando l’assenza della continuità. L’amore da approdo sicuro degenera in laguna, città sommersa, luogo della precarietà esistenziale, dove per sopravvivere occorre adattarsi a vivere giorno dopo giorno, sentendo alla sera il sollievo di essere sopravvissuti, ancora ma soltanto per un giorno.

Alla fine di questa immersione in un romanzo che ti colpisce al cuore e alla mente, che ti impedisce la fuga perché la fuga non ti salverebbe quando chi abbandoni è tua madre o tua figlia; le nostre idee sul senso della vita, della famiglia e del dolore non diventano più chiare. Soltanto una cosa può essere affermata con certezza: il folle ama come chiunque altro, con gli stessi limiti, con le identiche speranze, con uguale passione. Questo libro restituisce dignità ai folli, alle vittime degli elettroshock, ai reclusi, alle vite spezzate dei manicomi, senza affermare ipocritamente che la pazzia non esiste.

Questo libro afferma in estremo: l’amore non salva dalla follia e la follia non salva dall’amore.