Non tutti sanno che nel castello napoletano un Papa abdicò e un altro fu eletto

Non è difficile, arrivando a Napoli dal mare e guardando l’imponente Castel Nuovo (meglio conosciuto come Maschio Angioino), immaginare che le mura di quel castello abbiano visto aggirarsi re, nobili e potenti di varie epoche, oltre che letterati. Un po’ più difficile è immaginare che tra essi vi fossero anche dei papi. Eppure, con un po’ di fantasia, si può ben credere che un pontefice, per motivi vari, abbia incontrato un sovrano tra quelle mura. Ma arrivare a pensare che, invece, proprio in quel maniero napoletano un Papa abbia vissuto, si sia dimesso e un conclave riunito in una delle sue sale ne abbia eletto uno nuovo, sembra davvero una fantasticheria, dato che i pontefici da sempre vengono eletti e vivono a Roma (a parte, come sappiamo, la parentesi avignonese). Eppure è accaduto, e noi vi raccontiamo come. Il 4 aprile del 1292 morì Papa Niccolò IV; come di consueto, si riunì il conclave, formato da dodici porporati che, però, avevano idee politiche molto diverse tra loro e, quindi, formarono due schieramenti opposti: il primo intendeva eleggere un pontefice che proseguisse la politica filoangioina del defunto Niccolò IV, il secondo voleva una politica indipendente dal Regno di Napoli. Inoltre i due contendenti al trono pontificio appartenevano a potenti famiglie: i Colonna e gli Orsini. Ci si mise di mezzo anche la peste, che ritardò ulteriormente i lavori, e si arrivò al 18 ottobre 1293, giorno in cui il Conclave si tenne a Perugia, dato che a Roma si temevano tumulti per il trono vacante. Ma anche nella tranquilla cittadina umbra non si riuscì a eleggere il nuovo papa, finché non arrivò in città, nel marzo del 1294, Carlo II d’Angiò con suo figlio, Carlo Martello. Ma perché il re di Napoli decise di andare di persona con suo figlio al Conclave di Perugia? Carlo II era da tempo in trattative con Giacomo II d’Aragona, che aveva occupato la Sicilia a seguito dei vespri siciliani, ma per concludere le trattative aveva bisogno dell’avallo del papa, quindi si recò al Conclave incitandolo a finire presto i lavori, sperando di far pesare la sua figura e far eleggere il cardinale Orsini a lui amico. Ma la sua visita non ebbe l’effetto sperato, così il furbo sovrano si recò in Abruzzo, dove viveva un eremita in fama di santità, Pietro del Morrone, pregandolo di scrivere una lettera da inviare al Conclave incitandolo a fare ciò che tutto il mondo cristiano attendeva ormai da circa due anni: eleggere il nuovo papa. L’ignaro e ingenuo asceta fece quanto richiesto dal sovrano convinto di fare cosa buona, e le vecchie volpi della politica che componevano il Conclave, trovarono in lui la via di uscita dallo stallo, eleggendolo nuovo papa nonostante non fosse un porporato. Era il 5 luglio 1294 ed erano passati due anni e tre mesi in cui il mondo non ebbe un capo della Chiesa. Si possono ben immaginare le difficoltà di un eremita, abituato alla solitudine e alla preghiera, nel ritrovarsi di fronte alle complesse e subdole vicende politiche che un Papa ha da gestire. Difatti il nuovo pontefice, assunto il nome di Celestino V, si fece incoronare in Abruzzo e accolse con piacere la furba proposta di Carlo II d’Angiò, il quale gli offrì la sua ospitalità a Napoli, lontano dagli sfarzi romani. Fu così che Celestino V soggiornò, per tutto il suo breve pontificato, in una spoglia cella del Maschio Angioino, dove giunse a cavallo di una mula bianca e fu ospite, ma anche ostaggio, del re di Napoli. Fu lui stesso a rifiutare onori e lussi, e quando capì che quegli intricati giochi di potere erano quanto di più distante dalla sua vita di asceta religioso, abdicò. Era il 13 dicembre del 1294 ed erano passati solo quattro mesi dalla sua elezione, ma nel frattempo Carlo II ottenne la ratifica del trattato con Giacomo II in cui si prevedeva che la Sicilia tornasse agli angioini alla morte dell’aragonese. Il 24 dicembre, undici giorni dopo, il Conclave si riunì in tutta fretta nella sala maggiore di Castel Nuovo, la stessa in cui Celestino V lesse le sue dimissioni, ed elesse nuovo papa il cardinale Benedetto Caetani che assunse il nome di Bonifacio VIII e che, come prima cosa, tornò nella sede di Roma per sfuggire all’autorità del re di Napoli. Quanto al buon Celestino V, screditato anche da Dante che lo additò come pusillanime, cercò inutilmente di tornare alla sua vita da eremita fuggendo in Grecia, ma, prima di riuscire a partire, fu raggiunto a Vieste dai soldati inviati dal nuovo pontefice il quale, temendo che la figura di Pietro dal Morrone fosse usata dai suoi nemici filo-francesi per detronizzarlo e rimettere sul trono il Papa eremita, lo fece rinchiudere in una rocca a Fiumone, in provincia di Frosinone, dove morì ormai vecchio. Bonifacio VIII, come se volesse farsi perdonare, portò il lutto al braccio tutta la vita e ne avviò il processo di canonizzazione poi concluso da Clemente V nel 1313. E fu così che per quattro mesi il Maschio Angioino fu sede papale, vivendo le vicissitudini e le dimissioni (rare) di un Papa eremita e uno storico conclave che riportò tutto alla normalità.