Le classifiche hanno pregi e difetti. A differenza di quella del campionato di calcio, perché alla fine chi  arriva primo non è per caso o per ironia della sorte, quelle che intendono definire con un parametro matematico il livello socio-economico di un paese o di una città suscitano non poche perplessità.

Così da un’analisi del Sole 24 emerge che Avellino è al 102esimo posto, Benevento al 95, Salerno al 105, Napoli al 107 e Caserta al 110,all’ ultimo posto. Un paese spaccato in due. In testa il Nord, in coda il Sud. Sai che scoperta …

I parametri utilizzati per definire  la classifica sono: ricchezza, consumo, ambiente, lavoro e innovazione, società, giustizia, cultura, tempo libero. Parametri sintetici, statistici che avranno anche la loro base di scientificità, ma restano tasselli senza dare il senso del mosaico.

Più o meno come il Pil, il prodotto interno lordo. Le rivelazioni indicano che sta crescendo. Ma i cittadini non se ne sono accorti.

Il Pil calcola tutto ma non il livello di benessere che non si stabilisce solo con i parametri economici della produzione, ma che attiene alla qualità della vita. Che è un concetto individuale e riflette ogni microcosmo esistenziale.

Ora che i ritardi delle città campane e meridionali in genere siano reali nessuno lo mette in dubbio. E questo deve essere uno stimolo per le Istituzioni a fare bene, meglio e presto. E passi in avanti su questo terreno, a partire da Napoli, sono stati fatti. Se no non si capirebbero il boom di turisti che si riversano nella nostra regione.

Per questo, con tutto il rispetto per Belluno, che con quei parametri sarebbe il paradiso in terra, nessuno ci potrà mai convincere che sia preferibile vivere lì e non a Napoli o a Caserta. Ma quando mai …

Le nostre città manifestano una crescente vivacità civile e culturale. Non mancano i problemi, come non mancano in nessuna città del mondo.

Non ci lasceremo deprime, quindi,  se qualcuno dice che da noi si vive male. Questo lo decidiamo noi.

Che, nonostante tutto, preferiamo la liricità di Napoli e delle città campane, alla tristezza di altre latitudini.

Michele Cozzi