Il saccheggio di beni archeologici è un reato e come tale verrà punito. «Un furto di memoria che realizza una vera e propria offesa alla nostra identità culturale»: come lo ha definito procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli, ieri durante la firma del protocollo d’intesa tra la procura di Torre Annunziata e il Parco archeologico di Pompei. Ieri mattina presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Torre Annunziata hanno siglato l’accordo il Procuratore Pierpaolo Filippelli e il Direttore Generale, Massimo Osanna con gli impegni reciproci, del Parco e della Procura, per contrastare i furti da parte dei cosiddetti ‘tombaroli’.

«Per anni – ha spiegato il procuratoresquadre di tombaroli hanno operato, scavando tunnel anche di cinque metri nel sottosuolo, distruggendo il nostro patrimonio artistico». Filippelli ha assunto l’incarico di procuratore facente funzione dopo il pensionamento di Alessandro Pennasilico. Obiettivo del protocollo, ha spiegato Filippelli, è il raggiungimento di «una visione complessiva di tutti i beni trafugati nell’area, in modo da attivare azioni investigative finalizzate al rintraccio e al recupero dei beni trafugati in Italia e all’estero».

Il protocollo prevede, in caso di segnalazioni dalla procura, l’intervento del Parco con scavi di somma urgenza. Scavi che contribuiranno a fornire la formazione di elementi di prova di attività illecite. «Non si può non lavorare in sinergia, con competenza, ma anche con passione. L’atto di oggi è uno strumento pilota che spero – ha dichiarato Direttore Generale del Parco Massimo Osannapossa essere un modello pilota anche per altre realtà flagellate dal fenomeno degli scavi clandestini». L’ente dovrà anche fornire periodicamente una carta archeologica aggiornata del territorio di pertinenza, con indicazioni di aree d’interesse, eventuali scavi legali, ma anche clandestini precedenti di cui si abbia avuto notizia. L’accordo, valido per due anni, permetterà una collaborazione sistematica. Tant’è che «ho deciso, – conclude il direttore – di stanziare nel nostro bilancio delle risorse ad hoc che ci permettano di intervenire nel territorio di nostra competenza laddove ce lo chieda la procura».