Mercoledì 13 aprile i lavoratori dell’Almaviva, colosso italiano dei call center, sono scesi in piazza contro la minaccia dei 3000 esuberi da parte della direzione dell’azienda, divisi tra le sedi di Napoli, Palermo e Roma.

Le ultime settimane, in casa Almaviva, sono state caratterizzate da scioperi, presidi, manifestazioni, flash mob, e azioni di sensibilizzazione della popolazione. Per il 13 aprile era stato indetto uno sciopero nazionale in occasione del tavolo di trattativa convocato a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), tra azienda, sindacati e governo.

In piazza, davanti al ministero, sono giunte centinaia di lavoratori e lavoratrici, per lo più dalla stessa capitale. Anche da Napoli, però, sono stati organizzati due pullman ed un centinaio di operatori dell’Almaviva sono arrivati per far compagnia ai colleghi romani. Al contempo però, hanno avuto luogo altre iniziative nelle città in cui Almaviva ha le sue sedi: a Napoli, un presidio dei lavoratori ha ribadito anche nel capoluogo partenopeo la necessità di una risposta da parte dell’azienda; a Palermo, invece, un corteo di circa 3000 persone per un tratto non autorizzato, ha protestato per le vie della città.

In seguito alle manifestazioni, azienda e governo hanno trovato un primo accordo. In sintesi, si è deciso di prorogare i contratti di solidarietà per ulteriori sei mesi. La prossima tavola rotonda è prevista per lunedì 18 aprile. La minaccia dei 3000 licenziamenti, è stata per ora respinta, ma non scongiurata definitivamente, le trattative sono ancora aperte.