Oggi la commissione trasparenza, presieduta da Domenico Palmieri, ha discusso a proposito dei criteri di attribuzione delle progressioni economiche orizzontali (PEO) al personale comunale. Le PEO consistono in un sistema di progressivo incremento economico da parte dei dipendenti di un ente statale, sulla base di criteri stabiliti dal decreto legislativo n. 150 del 27 ottobre 2009, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro e trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni. L’attribuzione di premi, basata sulla misurazione e la valutazione della performance lavorativa è volta “al miglioramento della qualità dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche, nonché alla crescita delle competenze professionali, attraverso la valorizzazione del merito e l’erogazione dei premi per i risultati perseguiti dai singoli e dalle unità organizzative in un quadro di pari opportunità di diritti e doveri, trasparenza dei risultati delle amministrazioni pubbliche e delle risorse impiegate per il loro conseguimento” e ancora, sulla base di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali e integrativi di lavoro e nei limiti delle risorse disponibili “le progressioni economiche sono attribuite in modo selettivo, ad una quota limitata di dipendenti” (Gazzetta Ufficiale n. 254, dal testo del d.lgs 150/09). I premi vengono attribuiti sulla base di differenti fasce di appartenenza (A/B/C/D), ciascuna dotata di diversi criteri. Secondo il regolamento per l’attribuzione della progressione economica all’interno della categoria al personale non dirigente del Comune di Napoli, approvato con il D.G.C. n. 240 del 24/05/2019, i criteri selettivi utilizzati per predisporre le graduatorie finalizzate al riconoscimento della PEO all’interno della categoria di appartenneza sono: performance individuale, corrispondente al valore medio del punteggio conseguito nella valutazione delle performance individuali nei tre anni precedenti a quello di sottoscrizione del C.D.I. di attivazione della procedura della PEO; esperienza professionale, quindi l’insieme strutturato di conoscenze, capacità e atteggiamenti necessari per lo svolgimento di un compito e le competenze acquisite, certificate da istituti formativi riconosciuti dall’Ordinamento Giuridico Italiano e le abilitazioni conseguite per l’esercizio di professioni.
Le perplessità che sono state sottoposte all’attenzione della commissione Trasparenza riguardano proprio i contenuti del regolamento alla base della procedura e la modalità di attribuzione dei punteggi che hanno concorso all’elaborazione della graduatoria finale. I consiglieri presenti hanno posto questioni relative ai punti più dibattuti del regolamento: Andrea Santoro (Misto-Fratelli d’Italia) ha criticato la scelta di prendere in considerazione i dati performativi del triennio antecedente, senza che durante quest’ultimo siano messi al corrente i dipendenti sugli obiettivi da raggiungere; Matteo Brambilla (Movimento 5 Stelle), d’accordo su quest’ultima critica, ha fatto presente che in caso di avvicendamento nella dirigenza, c’è la possibilità che la valutazione sia effettuata da una persona che non ha avuto la possibilità di conoscere le qualità professionali dei dipendenti; Laura Bismuto (Misto) ha lamentato la scarsa qualità meritocratica del lavoro effettuato, dati i tempi ristretti in cui si è svolto e anche Roberto Giova (La Città) ha fatto notare che il criterio della discrezionalità dei dirigenti è prevalso su ogni altro elemento oggettivo di valutazione. La funzionaria dell’Area Risorse umane Vanessa Cioffi ha chiarito che è il contratto nazionale a prevedere che per l’attribuzione occorre fare riferimento alla valutazione delle performance nel triennio precedente, assegnando ad esse un peso determinante, che è stato contemperato con l’introduzione degli altri due criteri, esperienza professionale e competenze acquisite. Poiché, però, l’esperienza va valutata sulla base del lavoro effettivamente svolto, le assenze (tranne che per ferie, festività soppresse e risposi compensativi, congedi di maternità e paternità e ad essi assimilati) riducono il punteggio. Il vicesindaco Enrico Panini ha dichiarato che il contratto indica chiaramente il peso da attribuire ai diversi elementi che rientrano nel giudizio complessivo e fa riferimenti agli anni pregressi perché non è uno strumento di incentivazione che prevede obiettivi da raggiungere. D’accordo con Panini, anche la segretaria generale Patrizia Mignoni si è espressa sulla difficoltà ad elaborare uno strumento di valutazione completamente oggettivo, evidenziando comunque la necessità di apportare correttivi al regolamento sulla base delle obiezioni sollevate.