Da sede della Regia Cavalleria a importante Museo Archeologico

(a cura di Giorgio Manusakis)

In questa seconda parte del ‘Progetto MANN’ (che potete seguire nella sua interezza sul sito www.miti3000.it e sulla pagina Facebook ‘miti3000.it-Progetto MANN) vi narriamo brevemente la storia del museo. Vi ricordiamo, inoltre, che il progetto è in costante evoluzione e vi presenterà sempre maggiori approfondimenti sull’importante museo napoletano e le opere in esposizione.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è considerato uno dei più importanti al mondo per la ricchezza di reperti, soprattutto di epoca romana (e pensare che, secondo una recente stima, i reperti attualmente in deposito sono in numero circa tre volte maggiore di quelli esposti!), ed ha sede in un palazzo storico progettato da Cesare Fontana (figlio del più noto Domenico Fontana) e Bartolomeo Picchiatti. Costruito nel 1585 come sede della Regia Cavalleria, nel corso degli anni fu ristrutturato sotto la direzione di Giovanni Medrano, noto per aver partecipato alla realizzazione della Reggia di Capodimonte, e la sua destinazione fu più volte cambiata; dapprima fu sede dell’Università degli Studi, per poi assumere definitivamente la veste di museo alla fine del settecento quando, però, ospitava anche le sedi della Biblioteca, della Stamperia Reale, del Laboratorio di pietre dure, della Società Reale Borbonica di Scienze ed Arti e dell’Accademia di Pittura, Scultura ed Architettura. A dirigere i lavori di riadattamento dei locali a queste sopravvenute esigenze, fu chiamato Ferdinando Fuga, e i saloni destinati alla biblioteca furono affrescati da Pietro Bardellino, mentre alle pareti furono esposte diciotto tele della Collezione Farnese, dipinte da Giovanni Evangelista Draghi, che ritraevano scene di vita di Alessandro Farnese. Successivamente un discepolo di Fuga, Pompeo Schiantarelli, fu incaricato di rifare lo scalone, mentre ancora più tardi, ulteriori lavori di ristrutturazione, che modificarono più volte il progetto originale, furono portati avanti dagli architetti Francesco Maresca, Pietro Bianchi e Antonio Niccolini. Nel 1816, col ritorno dei Borbone a Napoli, il museo assunse la denominazione di ‘Real Museo Borbonico’, ma  fu solo nel 1957 (dopo che negli anni addietro le varie ‘istituzioni’ presenti all’interno dell’edificio si trasferirono presso altre sedi), quando anche la Pinacoteca fu trasferita presso la Reggia di Capodimonte, che il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, rimasto come unico ‘inquilino’ del palazzo, trovò un assetto logistico definitivo. Nel 2016 è stata aperta la nuova ‘Sezione Egizia’ e nel 2017 la nuova ‘Sezione Epigrafica’; entro il 2019 sono previste le aperture di un auditorium da 280 posti, una sala conferenza per 50 persone e un ristorante bar.