La storia e la mitologia dei capolavori del MANN raccontati su Napoliflash 24 – L’Ercole Farnese, il simbolo del MANN

Nei precedenti articoli vi abbiamo narrato la storia del MANN e ve lo abbiamo descritto. Con questo articolo iniziamo a presentarvi i capolavori esposti raccontandone storia e mitologia, partendo dal celebre Ercole Farnese, probabilmente l’opera più famosa dell’intero museo. La statua di Ercole in riposo, meglio nota come Ercole Farnese, è una copia in marmo di epoca romana (fine II o inizi III sec.d.C.) del copista ateniese Glykon (il cui nome troviamo inciso sul basamento roccioso), da un originale greco della seconda metà del IV sec.a.C. che era in bronzo e si ritiene opera del celebre scultore Lisippo. La statua, alta oltre tre metri, è stata rinvenuta presso le Terme di Caracalla nel 1546, ed insieme ad essa fu rinvenuta un’altra statua dell’eroe, l’Ercole Latino, che oggi è alla Reggia di Caserta e con cui era affiancata sotto il portico del cortile di Palazzo Farnese a Roma. L’Ercole Farnese è stato da sempre una meta per i viaggiatori e gli artisti non solo italiani, al punto che quando nel 1787 Ferdinando IV di Borbone decise di trasferire la Collezione Farnese a Napoli, vi furono molte polemiche; inoltre, durante il trasporto l’opera subì vari danneggiamenti nelle parti già restaurate, e poiché i restauratori napoletani erano restii a operare su una statua così celebre, essa restò chiusa in un cassone fino ad inizio ‘800, quando finalmente fu esposta. Inizialmente la statua, essendo stata rinvenuta priva dei polpacci, fu restaurata da Guglielmo Della Porta, allievo di Michelangelo, che scolpì e aggiunse le parti mancanti; successivamente le parti originali furono rinvenute e rimesse al loro posto, mentre gli arti opera di Della Porta sono attualmente esposte nella sala XI, alle spalle della statua originale. La statua fu oggetto del desiderio, tra gli altri, di Napoleone, il quale per ben due volte tentò di portarla a Parigi ritenendo il Louvre l’unico luogo degno di esporre un tale capolavoro. Il primo tentativo di ‘trasloco’ fu durante la breve Repubblica Napoletana, che appoggiò i francesi nell’asportare diverse opere d’arte da Napoli per portarle a Parigi; in quel caso l’Ercole Farnese fu addirittura imballato, pronto per il trasporto, ma fortunatamente la Repubblica Napoletana non durò abbastanza per portare a termine l’asportazione e l’opera restò a Napoli. Nel secondo caso, invece, la statua fu salvata dai dissidi tra Gioacchino Murat, al tempo governatore di Napoli, e il suo imperatore, a cui non diede mai il piacere di vedere realizzato il suo progetto di portare al Louvre l’Ercole Farnese.

La rappresentazione dell’eroe greco da parte di Lisippo, evidenzia alcune caratteristiche umane di Eracle, che era figlio dell’ennesimo tradimento di Zeus e destinato all’immortalità e al regno di Micene dal padre, ma la gelosa moglie del padre degli dei, Era, fece in modo non solo che l’eroe non regnasse su Micene, ma che subisse l’onta di servire Euristeo, cui fu dato il regno destinato a Eracle e che gli impose le famose dodici fatiche (in origine dieci) che avrebbero portato l’eroe all’immortalità. La statua raffigura l’eroe mentre riposa al termine delle celebri fatiche, il suo volto e il suo corpo sono stanchi e Eracle finalmente può rilassarsi avendo ultimato il suo faticoso compito, e si appoggia alla clava, uno dei suoi simboli insieme alla pelle del Leone di Nemea che pende dalla clava, mentre nella mano destra tiene i pomi d’oro rubati alle Esperidi. La novità che introdusse Lisippo (famoso anche per aver ritratto Alessandro Magno) con questa statua, fu quella di evidenziare il lato umano di Eracle, da sempre personificazione della forza e del coraggio umano e pertanto rappresentato, fino a quel momento, sempre nell’azione di una delle sue tante avventure.

Nel prossimo articolo vi racconteremo la storia e la mitologia di un altro stupendo capolavoro esposto al MANN: il gruppo scultoreo del Toro Farnese. A tutti ricordiamo che trovate migliaia di foto e video dei capolavori del MANN sulla pagina Facebook ‘miti3000.it – Progetto MANN’ e sul sito web www.miti300.it alla pagina dedicata ai musei.

A cura di Giorgio Manusakis