Il riconoscimento dello status di vittima” è l’incipit di una nuova narrazione, nonché il punto di inizio di un percorso che ha preso il via con la direttiva 2012/29/Ue, che stabilisce che “vittima” è, a livello giuridico, la persona che subisce un danno oppure lo diventano i superstiti, nel caso in cui muoia per la gravità del reato perpetrato ai suoi danni. Nella diretta odierna, si riparte da quanto chiarito nel secondo incontro del corso di formazione trasmesso in streaming lo scorso martedì. “Le nuove prospettive per la vittima di reato nel procedimento penale“, che danno il titolo al nuovo dibattito, riprendono il filo logico che finora ha condotto al centro dell’attenzione la figura di chi subisce un torto e sceglie questa identità, ne reclama lo status, iniziando un percorso di accertamento. A spiegare che il riconoscimento non può essere atteso, ma va cercato, senza provare vergogna nel chiederlo, sono stati Raffaele Bracalenti, presidente di Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali, e Catia Isabel Santonico Ferrer, senior project manager di Iprs. E’ questo un cambiamento molto rilevante, che può evitare il passaggio della ri-vittimizzazione, causata, anche nelle aule di giustizia, da una cultura pietista o dalla strumentalizzazione di chi vede l’assistenza come un servizio rivolto a un soggetto passivo, che ha subito un’ingiustizia, anziché a un soggetto attivo, che chiede di essere trattato in modo giusto. La tutela è altro, in quanto la vittima è parte di una comunità e ha diritto ad essere informata, cioè deve essere messa nella condizione di capire cosa può fare, affinché le siano riconosciuti dei bisogni specifici. Questi, una volta legittimati in sede processuale, conferiscono dignità sociale, perché l’individuo sperimenta il passaggio dalla dignità di parola, che avviene quando viene accolto e ascoltato dalle forze dell’ordine, alla capacità di autodeterminazione, che emerge quando si spezza la catena del trauma che blocca la vittima.

Il “Progetto Azzurro: la tutela delle vittime di reato” si articola, quindi, in tre momenti: l’informazione che parte dal sito e dai numeri utili, il percorso dedicato attraverso l’accoglienza in una sala d’attesa pensata per chi, senza rischiare di incontrare l’autore del reato, vuole iniziare un percorso giudiziario, infine la formazione, che trasforma la tutela in un momento di presa di coscienza di sé stessi, soggetti attivi e capaci di scegliere di vivere sentimenti diversi dall’ira e dal ritiro sociale, che sono propri di chi riceve un torto. Progetto Azzurro è uno strumento voluto dalla Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli in collaborazione con l’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali. Oggi, dalle 16.30 alle 18.30, sulla piattaforma di videoconferenza Zoom, Nicola Ciccarelli, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli, e Mario Covelli, presidente dell’assemblea della Camera Penale Minorile, riflettono su cosa possa fare l’autorità giudiziaria per tutelare i diritti della persona offesa. Per le informazioni e per l’iscrizione è possibile rivolgersi all’Iprs attraverso l’indirizzo mail segreteria@iprs.it oppure si può telefonare al numero 06 32652401. Per chiedere aiuto, da quando è iniziata l’emergenza legata al coronavirus, è attivo il numero 081 7447111.