Intervista al primo cittadino di Procida, eletta Capitale della Cultura italiana 2022

Nell’anno della ripartenza, Procida si è aggiudicata il prestigioso quanto impegnativo ruolo di Capitale della Cultura italiana 2022.

Insieme al suo sindaco, Dino Ambrosino, ricordiamo l’incontenibile commozione di quel lunedì mattina, 18 gennaio 2021: in diretta Zoom dal ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, il ministro pro tempore Dario Franceschini, alle 10.25, pronunciava il nome di Procida come vincitrice tra le dieci finaliste!

Il sindaco e, a destra, Agostino Riitano

Ambrosino ci sperava, ovviamente, ma non aveva certezze…  «La candidatura è stata un processo in crescendo che ha aperto il cuore alla speranza ma, fino all’ultimo, è persistita l’incognita riguardo al responso della Commissione che, nel caso di Procida, avrebbe designato per la prima volta come vincitrice un’isola e una realtà piccola

La scelta rivoluzionaria c’è stata, dunque!

Un progetto culturale che palesa “elementi di attrattività e qualità di livello eccellente”, fu detto dalla Commissione di esperti nominata dal MiBACT. Nella motivazione si legge, tra l’altro: “Il progetto potrebbe risultare un modello per i processi sostenibili di sviluppo a base culturale delle realtà isolane e costiere del Paese.”

La cultura non isola”: il dossier indica sin dal titolo la direzione. La cultura, che pesca nella tradizione più remota dell’isola, è veicolo di legami e ponte per le relazioni umane: 44 progetti culturali, 330 giorni di programmazione, 240 artisti e 40 opere originali.

Inoltre Procida è “l’isola che non isola”: un’isola, che per antonomasia è distante e in certe condizioni inaccessibile, nella sua duplicità è anche aperta, è terra di snodo, si fa toccare, si fa attraversare.

Il progetto, completo a 360°, parla di accoglienza e di inclusione: «Con eventi legati alla cultura del Mediterraneo», mi dice Ambrosino, «abbiamo potuto sottolineare un messaggio di apertura lanciato già dal 2018: Procida è stata la prima piccola isola che ha attivato un progetto SPRAR per l’accoglienza dei migranti».

Oltre a questo, il dossier parla di ecosostenibilità: mobilità elettrica, energia alternativa, fotovoltaico; e, ancora, di rigenerazione urbana di alcune strutture del territorio, come Palazzo d’Avalos, ex carcere borbonico.

«Palazzo D’Avalos», mi precisa il sindaco, «fu una residenza nobiliare per 250 anni, un luogo di feste. Nel 1830 fu poi trasformato in carcere e alla fine degli anni ’80 fu chiuso; senza finanziamenti, la struttura fu abbandonata. Quindi ora abbiamo l’occasione di proseguire l’azione di rigenerazione parzialmente avviata in passato e recuperarne completamente l’originaria vocazione, fino a farlo diventare un polo culturale, un attrattore da cui può avere beneficio l’intera area dei Campi Flegrei.»

Per quanto riguarda la costruzione del dossier, essa si è basata su quella che il sindaco definisce la “progettazione partecipata”.

«Attraverso assemblee pubbliche con la comunità isolana, abbiamo ascoltato e raccolto le idee dei cittadini e le abbiamo poi tradotte nel dossier. Successivamente, abbiamo ampliato la discussione includendo anche i rappresentanti delle altre piccole isole italiane. Attraverso l’ANCIM, l’Associazione Nazionale Comuni Isole Minori, abbiamo convocato a Procida un tavolo per riunire le proposte e inglobarle, anch’esse, nel dossier. Lo stesso lavoro di coinvolgimento è stato svolto coi comuni dei Campi Flegrei, con cui abbiamo buttato le basi per una rete, fondamentale per la nostra isola.»

«A quali forze avete attinto per lavorare alla candidatura?»

«In realtà il team è stato formato stesso dagli amministratori, i consiglieri comunali, i concittadini volonterosi, perché non abbiamo goduto di un budget importante da investire su questa procedura. L’unico investimento esterno è stato fatto su Agostino Riitano, il nostro bravo Project Manager. Il percorso di partecipazione è stato condotto con le nostre energie, con la grande disponibilità su base volontaria: un percorso sostenibile, facendo di necessità virtù, e alla fine ampiamente ripagato dalla vittoria, che avrà una ricaduta sull’intera regione Campania.»

«Oltre alla “fatica”, c’è stato anche il divertimento?»

«Certo! Sin dall’inizio lo spirito è stato quello del divertimento, inserito nel più ampio discorso di voler far crescere ulteriormente il turismo, che già negli ultimi anni ha registrato un aumento. Il nostro impegno, quindi, prescindeva dalla vittoria, che da principio non immaginavamo nemmeno. Ci tenevamo a dare un connotato alla nostra identità turistica, rivolta sia all’interno che all’esterno.»

Per illustrare Procida, la possiamo inserire tra i 10 borghi più colorati al mondo, con le caratteristiche scale a collo di giraffa esterne alle abitazioni, tutte di colori diversi perché, secondo la leggenda, i pescatori potessero riconoscere la propria casa anche dal mare. “Sono le case per cui Procida è o dovrebbe essere famosa: specie di alveari dai colori teneri, scoperchiati e con le celle in piena luce”, come scriveva Alberto Moravia. Vicinissima alla costa eppure capace di far entrare immediatamente in una dimensione di soave astrazione, Procida è verace e fedele all’impronta originaria.

«Ciò che a me sta più a cuore è che il turismo non snaturi l’isola: noi miriamo al turismo lento, fatto di contatto tra le persone e di fruizione dei piccoli borghi, fragili ma da rispettare. Certamente non possiamo offrire le comodità delle mete più gettonate… metto in conto che ci saranno anche le delusioni! Procida ha una dimensione di tranquillità che non viene apprezzata da tutti. Alcuni disagi, derivanti dalla morfologia stessa dell’isola, probabilmente creeranno una delusione nelle aspettative di una parte di turisti, spinti dalla curiosità ma abituati diversamente.»

«Cosa è emerso negli isolani grazie a questa vittoria?»

«Direi una maggiore consapevolezza di vivere in un posto speciale. I procidani sono molto orgogliosi della loro terra: i marittimi normalmente enfatizzano la casa, proprio perché sono costretti ad allontanarsene, e la portano con loro nei racconti. Oggi all’orgoglio si abbina la consapevolezza: aumenta la passione per il proprio luogo d’origine. Sia i giovani che gli adulti stanno apprezzando di più la storia di quest’isola: un’importante flotta mercantile, il mestiere del marittimo di tradizione millenaria, un’architettura, quella mediterranea, che qui ha lasciato una traccia importante, i ritmi lenti tipici.»

«E quanto è cambiato il suo rapporto con i concittadini?»

«Il rapporto con gli isolani è ancora più forte; il legame si era rinsaldato già durante l’emergenza COVID, quando la gente ha trovato nell’amministrazione comunale un importante punto di riferimento. Procida Capitale, poi, ha portato una visibilità e una notorietà mai avute, che passeranno alla storia: sta a noi procidani farlo essere un bene per la nostra stessa terra. Finora, andando al Nord abbiamo dovuto dire: “Sono di Procida, l’isola vicino a Capri e a Ischia”. Ora le cose andranno diversamente.»

«Il tifo per Procida Capitale è stato enorme. Che effetto le ha fatto?»

«L’affetto e il sostegno che ci è stato largamente dimostrato durante l’ultima fase, prima della conclusione, ci ha fatto comprendere quanto Procida valga per molte persone. Anche per personaggi noti, pubblici, che frequentano l’isola da anni ma in sordina, e che invece, in quest’occasione, sono usciti allo scoperto con il loro amore. Ci ha inorgogliti!»

A causa della fibrillazione di questi ultimi tempi, il sindaco Ambrosino ha visto la sua quotidianità stravolta, soprattutto perché lui non è uno abituato a parlare tanto! «A me piace tenere la testa sulle carte, esser concentrato sui lavori pubblici da portare avanti.» E allora, ringraziandolo per aver accolto un’altra richiesta di intervista, lo saluto con un’ultima domanda:

«Il primo cittadino ha un posto preferito, sull’isola?»

«Sinceramente non ho un unico luogo prediletto… sono le strade, quelle storiche coi basoli, il luogo a cui sono affezionato. Tutti gli spostamenti li faccio a piedi e, camminando, è come se andassi un po’ indietro nel tempo; mi piace osservare i particolari dei palazzi storici e, in primavera, respirare il profumo degli agrumi.»

Alla fine mi piace credere all’ipotesi di Dionigi di Alicarnasso: Procida ha preso il nome dalla nutrice di Enea, che morì durante il viaggio dell’eroe verso Roma e a cui fu data sepoltura proprio sulle spiagge dell’isola.

Oggi, Procida Capitale è ancora nutrice: alimenta la visione della risalita, la proiezione del cambiamento e dell’evoluzione, che parte da un fazzoletto di terra circondato dal mare e arriva alle grandi città.

Luciana Pennino

Le foto di Procida sono prese dalla pagina FB https://www.facebook.com/procida2022