Non ci siamo preoccupati. Ci sembrava una cosa da nulla, da ladro di polli”: così ieri in aula Andrea Varriale, nel secondo giorno di testimonianza nel processo per la morte del collega Mario Cerciello Rega ucciso con diverse coltellate la notte del 26 luglio di un anno fa da Finnegan Elder, studente statunitense. Imputato davanti ai giudici della prima corte d’Assise anche il californiano Gabriel Natale Hjorth amico di Elder. “A Trastevere sono molte le fregature che vengono fatte a chi cerca droga – ha aggiunto -. Quella ci sembra una sola e la pasticca trovata a piazza Mastai era palesemente tachipirina. Non mi sembrava una estorsione fatta da veri criminale, ci sembrava una cosa da poco”. 

Durante l’interrogatorio sono stati ascoltati messaggi vocali inviati dal maresciallo dei carabinieri Gaetano Armao che, rivolgendosi a Varriale, diceva: “Andrea, bisogna sistemare la questione dell’ordine di servizio. È vuoto, lo devi compilare almeno con l’intervento”. Secondo la difesa, questi messaggi potrebbero dimostrare che i due carabinieri avrebbero violato regolamenti e omesso procedure nel loro intervento a “caccia” dello zainetto sottratto al presunto mediatore dei pusher, Sergio Brugiatelli. Elemento, questo, che potrebbe attenuare le responsabilità di Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth.

Intanto secondo la perizia psichiatrica disposta dal tribunale di Roma svolta dai professori Stefano Ferracuti e Vittorio Fineschi, che hanno svolto l’attività istruttoria, Elder era “capace di intendere e di volere al momento del fatto“. In particolare viene delineata la personalità dell’imputato affermando che si è in presenza “di una persona che presenta un disturbo di personalità borderline-antisociale di gravità medio elevata, una storia di abuso di sostanze (in particolare Thc) e un possibile disturbo post-traumatico da stress“.

Andrea Varriale in aula ha poi ricordato la figura del collega: “Mario – ha detto – era sempre in prima linea. Era il nostro maestro, era il più esperto. Alcune delle nostre indagini sono partite proprio da sue intuizioni, era il più esperto di tutti. Non era assolutamente un violento e io ho imparato tantissimo da lui. Il nostro approccio in questi interventi è stato sempre pacifico”.