Nei tardi anni Sessanta e nei primi Settanta il cinema USA comincia a riflettere su se stesso e sulla società americana, nutrendosi della contestazione e rivelando una sincera anima malinconica, capace poi di trascendere il piano storico e collocarsi su un piano di critica e di vocazione alla marginalità esistenziale. New Hollywood, si disse, creando un marchio d’essai. Ma a guardarsi dentro fu anche il cinema mainstream.

In principio furono Il laureato (1967) e Easy Rider (1969). Girati fuori dagli studios, con budget limitati, fotografia persino sciatta, attori giovani e poco noti, guardavano fuori dai normali circuiti. Furono successi enormi. Mettevano al centro la solitudine e l’inquietudine giovanili, la condizione della donna, una rilettura critica della storia americana. Intanto, fuori dalle sale, l’America uccideva in Vietnam, scoppiava il Watergate, i Kennedy venivano assassinati, esplodeva la rabbia delle minoranze. Ce n’era abbastanza per porre fine per sempre all’innocenza – o piuttosto per svelarne la natura puramente mitologica.

A quel lungo addio del cinema americano al proprio sogno corrisponde un addio più recente, quello del vecchio continente all’America, riferimento culturale malgrado tutto, per decenni, nonostante i suoi eroi già da tempo avessero gettato la maschera, lasciandoci intravedere le mutande. La scia di questo addio nutre ancora oggi qualche sogno strampalato, ma il mostro sembra dare gli ultimi colpi di coda.

PROGRAMMA

Giovedì 28 febbraio 2019

ore 19
IL LUNGO ADDIO
(The Long Goodbye, 1973, 112’, v.o. sott. it)
di Robert Altman
con Elliott Gould, Nina van Pallandt, Sterling Hayden, Mark Rydell, Henry Gibson
Il detective privato Philip Marlowe, per aiutare un amico accusato di uxoricidio, si invischia con un malavitoso, con una bionda e col di lei marito, alcolizzato e violento.
Attraverso una rilettura personale del genere noir e una chirurgica smitizzazione dell’icona creata da Raymond Chandler, Altman saluta una intera epoca e ci introduce, con toni apparentemente malinconici e beffardi, in realtà dolentissimi, in un tempo in cui la giustizia di Marlowe non può che essere nel segno della sconfitta.

ore 21:30
L’ULTIMO SPETTACOLO
(The Last Picture Show, 1971, 118’, v.o. sott. it)
di Peter Bogdanovich
con Timothy Bottoms, Jeff Bridges, Cybill Shepherd, Ben Johnson, Ellen Burstyn
1951. Non accade molto ad Anarene, Texas. Per gli adolescenti del posto, le giornate si susseguono l’una uguale all’altra, tra le partite (perdenti) della squadra di football, la sala da biliardo e la tavola calda. E poi c’è il cinema.
Microanalisi di una pigra quotidianità in cui si può ritrovare interamente la storia, la vita, la cultura d’America. La chiave di lettura, come sempre in Bogdanovich, è rappresentata dal cinema, da uno sguardo rivolto alla Hollywood del passato, ma per riflettere sul presente. Un saggio in immagini sul tempo perduto.

Tutti gli incontri sono ad ingresso libero. È gradito un contributo a piacere che serve ad abbattere le spese minime e a dotare gli spazi dei mezzi di produzione necessari ai lavoratori dello spettacolo, dell’arte e della cultura per portare avanti la sperimentazione politica, giuridica e culturale avviata all’Asilo, in vico Giuseppe Maffei, 4 a Napoli.