Oggi pomeriggio 18 maggio alle 17 avrà luogo una protesta davanti al consolato americano. Un presidio in contemporanea con manifestazioni in altre città d’Italia e del mondo, in segno di solidarietà nei confronti del popolo palestinese, che in questi giorni in particolare è vittima di attacchi brutali da parte di Israele, con un bilancio a Gaza di quasi 60 vittime inermi, tra cui 6 bambini, e migliaia di feriti.  La protesta vuole anche e soprattutto essere una dimostrazione contro il trasferimento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme scatenando indignazione tra i palestinesi che vedono la mossa come un’indicazione del riconoscimento degli Stati Uniti, di Gerusalemme come capitale di Israele, in violazione di numerose risoluzioni ONU. Reazioni di protesta e critiche sono venute da tutte le parti del mondo in seguito agli avvenimenti degli ultimi giorni. In particolare, il Sudafrica ha reagito in maniera più decisa ritirando il suo ambasciatore in Israele.

La protesta palestinese è iniziata un giorno prima della della Nakba, o il giorno della grande catastrofe, quando più di 700.000 palestinesi sono stati cacciati dalle loro case nel 1947, per far posto allo stato di Israele. Gli atti di protesta sono quindi coincisi anche con l’apertura dell’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, che segna anche il LXX anniversario della fondazione dello stato sionista. La mossa rompe decenni di politica americana e va contro la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che invitava i paesi a non avere ambasciate nella contesa Gerusalemme. Lo scorso aprile  gli Stati Uniti hanno inoltre bloccato per la seconda settimana consecutiva, una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU che appoggiava il diritto dei palestinesi a manifestare pacificamente e che approvava l’appello del Segretario generale Antonio Guterres per un’indagine indipendente sull’uccisione ed il ferimento dei manifestanti a Gaza.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha descritto l’apertura della nuova ambasciata come un “giorno glorioso” e ha posato per le foto con la speciale delegazione statunitense composta dalla figlia del presidente Trump, Ivanka e suo marito, che è anche il consigliere del presidente, Jared Kushner.

Per più informazioni sulle origini del conflitto cliccare sul link del docufilm “Palestina pace e libertà”.

Simona Caruso